Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Visualizzazione post con etichetta Nonsolofiaba. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nonsolofiaba. Mostra tutti i post

mercoledì 6 gennaio 2021

Le feste sono finite...

 I giorni passano, passano ...corrono come se dovessero prendere l'autobus, e invece vanno a morire nel passato. 

Le feste sono finite, un po' appannate da divieti e limitazioni ma soprattutto dalla malattia che ancora incombe su di noi come una minaccia. E' pur vero che ci sono  altre  malattie gravi e insidiose che possono minare la nostra salute e addirittura costarci la vita,  ma il Covid ha un aspetto quasi mefistofelico che gli è dato dalla contagiosità e dal fatto che limita la nostra socialità. Ciò lo rende un pericolo anche per la psiche.

E per l'anima.

Che il tempo fugga pure, allora, e si porti via presto questa peste silenziosa. 

Un augurio di buona ripresa del lavoro a chi, come me, in questi giorni si è goduto la pace di un po' di riposo. 

 A chi ha sempre lavorato, invece, un grazie di cuore per aver tutto quello che hanno fatto, spero possano presto prendersi una pausa anche loro.

Buon lavoro, dunque. 



giovedì 24 dicembre 2020

Auguri!


Siate felici, e uniti, in questa dolce notte di attesa. Aspettiamo insieme Colui che incarna la Speranza. 

Per chi non crede c'è comunque un'occasione da cogliere per vivere con serenità e gioia questa notte.

Auguri a tutti.
Barbara

venerdì 11 settembre 2020

11 settembre

11 settembre. Quasi non c'è bisogno di aggiungere altro, tanto questa data è dolorosamente evocativa.

Gli occhi conservano ancora le immagini scioccanti del crollo e di quelle persone che cadevano nel vuoto, alla ricerca non tanto della salvezza, ma di una morte meno crudele.

Un pensiero alle vittime e alle loro famiglie, oggi come ieri nel dolore che si rinnova.



sabato 15 agosto 2020

Genova

 C'è un nuovo ponte, ora, che parla di vita che va avanti ma Genova non può scordare il 14 agosto di due anni fa. Il dolore resta, l'assurdità di una tragedia come quella rende tutto più doloroso. 

Un pensiero per tutti quei morti e per le loro famiglie, perché abbiano almeno giustizia.

giovedì 6 agosto 2020

6 agosto


Un pensiero oggi per Hiroshima e Nagasaki. 
Un orrore che non si deve ripetere.

domenica 2 agosto 2020

Un doloroso anniversario

Oggi si ricorda un'orribile strage per la quale non ci sono parole sufficienti ad esprimere il dolore e lo sgomento. Niente a che vedere con la fiaba, dunque, ma una terribile realtà.
Una ferita ancora aperta nella nostra storia.



 

lunedì 20 luglio 2020

Un triste anniversario




Ieri ricorreva il triste anniversario della strage di via D'Amelio nella quale hanno perso la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Un ricordo che non deve morire con loro.
Idealmente, un fiore.


lunedì 22 giugno 2020

A proposito di un bel post


Ieri ho letto un post davvero toccante, risale a qualche giorno fa ed è di Sinforosa Castoro, una blogger che seguo da due anni, circa.
Racconta, Sinforosa, con grande efficacia i drammatici momenti in cui la Lombardia, (e poi tutta l'Italia) si è improvvisamente trovata sotto assedio, tenuta in scacco da un virus.
Milano che si svuota, il fuggi fuggi generale...uno scenario da incubo, così irreale da sollecitare il classico pizzico sulla guancia per accertarsi di non stare sognando.
La mia regione è stata colpita dal virus ma in modo molto meno tragico della Lombardia, ma il respiro malefico di questo incorporeo nemico pareva di sentirlo ugualmente per le vie delle nostre città, anch'esse deserte.
L'impressione era quella di essere finiti per sbaglio in un brutto film di fantascienza dal quale ci saremmo potuti svegliare presto, se solo lo avessimo voluto.
Purtroppo non era così, la realtà ci tirava per la giacca dicendoci che era tutto vero, e tutte quelle bare, quei morti, chiedevano disperatamente la nostra pietosa attenzione, le nostre preghiere.
Il nemico era invisibile, inafferrabile, eppure così potente da farci tremare, da toglierci la nostra libertà. La nostra vita.
Personalmente ho trovato molto commoventi le scene di quegli italiani che dalle finestre, dai balconi, da qualunque pertugio si offrisse loro per comunicare col mondo, cantavano, salutavano. Mantenevano un contatto. Anche in questa occasione abbiamo saputo reagire con creatività: siamo stati bravi, coraggiosi e disciplinati, nonostante qualche episodio che si può certo perdonare ad un popolo così fortemente provato.
Ieri nella mia Toscana abbiamo raggiunto quota zero contagi, tuttavia il nemico non è ancora battuto. O almeno non sappiamo se lo è, o se invece tornerà a colpirci.  Non possiamo cedere, ed è questa sensazione di tregua, non di vittoria, che ci tiene ancora il fiato sospeso.
Ora si può uscire, e questo per un po' mi dà  la sensazione di una ritrovata normalità e quasi dimentico la realtà,  poi vedo la gente indossare le mascherine nei negozi e  mi prende qualcosa allo stomaco, come una tristezza, una voglia di urlare e mi chiedo: quando sarà davvero finita?
Un medico mi ha detto tempo fa: "Niente sarà più come prima".
Ecco, io trovo questa frase sconfortante, non mi piace. Getta come una pietra tombale sul nostro futuro, sulla vittoria finale contro il nostro subdolo nemico. Preferirei sentir dire: "Niente sarà più come prima ancora per un po', finché non avremo trovato una cura efficace o il vaccino, o il virus stesso si indebolirà o..." insomma, vorrei una porta aperta alla speranza. La speranza di liberarci presto dal mostro.
Perché ce ne libereremo. 

Un affettuoso  saluto alla Lombardia e a tutti i lombardi, gente che non si arrende.





martedì 2 giugno 2020

Pronto soccorso tartarughe




 Non siamo nel magico mondo delle fiabe, questa è una splendida realtà! 

Il sito dell'ANSA riporta oggi questa bella notizia: nel ferrarese è nato il "pronto soccorso" per tartarughe marine, gestito dall'associazione di biologi marini Tao Turtle of the Adriatic Organization, in collaborazione con il centro ricerche Cestha.

 Un centro di primo soccorso che accoglie gli esemplari  feriti o in difficoltà che vengono successivamente esaminati per verificare che non abbiano patologie gravi. Se l'animale è sano e non richiede una degenza si procede alla marcatura e viene  reimmesso in mare, se invece il caso è serio, la tartaruga viene trasferita al centro di terapia più vicino, che in questo caso è il centro di riabilitazione di Marina di Ravenna.

Creature affascinanti, arcaiche, le tartarughe, auguri di buon lavoro ai biologi marini dell'associazione Tao Turtle of The Adriatic Organisation!


giovedì 28 maggio 2020

Viaggio dietro le quinte di un grande teatro

Eccomi di nuovo...dite che oggi esagero? Si tratta solo di una piccola nota!
Avrete sicuramente visto su Google l'invito a visitare  dietro le quinte il magnifico Teatro alla Scala di Milano, se l'avete anche raccolto immagino ne sarete rimasti affascinati, come me.
Speriamo che presto possa riaprire al pubblico, quel magnifico teatro.
Per ora buona visita, virtuale, a tutti voi.

Questa non è una fiaba - Omaggio del Presidente a Walter Tobagi -


L'Ansa riporta oggi il bellissimo omaggio del Presidente Mattarella alla figura di Walter Tobagi, barbaramente ucciso dalle brigate rosse il 28 maggio del 1980.

La libertà di stampa e di pensiero contro l'ideologia che non vuole altre parole se non le sue, altre soluzioni se non la violenza.
Nel ricordare quel triste episodio, che certo non appartiene al mondo della fiaba, auspico che, nella nostra complicata e troppo spesso ingiusta realtà, il ricorso alla violenza per realizzare il proprio progetto politico sia  ora e per sempre solo un brutto ricordo.
Realizzare qui, su questa terra, una pacifica convivenza nel rispetto reciproco non è roba da fiaba. 
Si può fare.


sabato 23 maggio 2020

Un anniversario da non scordare mai

Oggi è il triste anniversario di una terribile strage.
Non ci sono molte parole da dire se non "Mai dimenticare".



sabato 16 maggio 2020

Ognuno ha la sua gabbia - "Le nuvole in gabbia"




Ognuno ha la sua gabbia. 
La libertà a volte è solo apparenza, dietro gesti e parole si possono nascondere paure e condizionamenti, influenze più o meno inconsce di un mondo che spesso punta a uniformarci secondo esigenze che non sono le nostre.
Consumatori e consumati, crediamo di decidere e siamo decisi.
Difficile conquista, la libertà, comunque la si pensi. 
Avere una mente libera, vedere senza paraocchi la realtà, saperla decifrare e togliere i lacci al cervello perché non venga impostato come il layout di una pagina scritta da altri, questa è la libertà delle libertà.
Raggiungerla non è una prerogativa delle fiabe, forse basta solo volerlo, non aver paura ad aprire gli occhi e a fare un esercizio di coraggio che può condurci, dritti e sicuri, in vista della nostra anima.
Ed ora, a proposito di gabbie...
ecco una nuova fiaba.
Buona lettura







Le nuvole in gabbia

 Barbara Cerrone

 

 


Topo Alfredo aveva fame.

“Tessa, tesoro, che si mangia stasera?” chiese alla moglie.

“Quello che vuoi, però prima bisogna far la spesa.”

Tessa stava guardando la sua fiction preferita alla tv, quando questo succedeva nessuno, nemmeno un gatto, avrebbe potuto smuoverla.

“Ho capito. Vado io” disse Alfredo.

“Non tornare con quel formaggio ammuffito che hai portato ieri, mi raccomando: ci sarà pure qualcosa di meglio nella dispensa! La muffa fa male alla salute, lo dicono sempre in tv”.

Alfredo promise, poi prese la borsa della spesa e uscì fischiettando dal vecchio fienile.

Vivevano lì da generazioni, lui e i suoi avi.

“Per un topolino di campagna non c’è un posto migliore di questo” diceva nonno Eraldo.

Alfredo lo ripeteva sempre alla moglie che sognava di andare ad abitare nella casa padronale, difronte al fienile.

Topo Alfredo non capiva come Tessa potesse desiderare davvero di vivere in quella grande casa piena di rumore e infestata da umani di tutte le grandezze ad ogni ora del giorno e della notte.

Molto meglio il vecchio fienile, riservato e silenzioso, dove al massimo si faceva vedere quel tipo alto alto che lavorava per gli umani, trafficare un po’ con il fieno e poi se ne andava, lasciando lui e la sua famiglia liberi di scorrazzare come e quanto volevano.

Alfredo si guardò intorno per controllare che non ci fosse Fred, il gatto, poi attraversò il cortile veloce come un fulmine e si infilò in casa passando dalla finestra del ripostiglio, che era sempre aperta.

Nessun umano all'orizzonte. Alfredo tirò un sospiro di sollievo: non aveva paura di loro, di solito riusciva sempre a fargliela in barba, solo facevano troppo rumore per i suoi gusti. Specialmente quelli di taglia piccola. Gli impedivano la concentrazione, mentre lui aveva bisogno di averne tanta, in quel momento.

Conosceva la casa come la sua tana, esplorò tutte le stanze, nel caso ci fosse stato in giro qualche residuo di cibo; visto che non c’era nemmeno una briciola fuori posto, si diresse verso la grande cucina, in fondo al corridoio.

La dispensa era una specie di vecchia cassapanca che stava proprio sotto la finestra, c’era una fessura in basso, da lì Alfredo scivolava dentro senza difficoltà e andava a far man bassa di cibarie.

Anche quel giorno Alfredo il topo si infilò nella dispensa e cominciò a rovistare con energia.

Era una buona giornata, c’erano provviste da mangiarci un anno intero. Alfredo prese tutto quello che le sue zampette poterono arraffare, riempì il sacco che aveva con sé e scappò via.

Era già alla finestra quando lo sguardo gli cadde su due canarini chiusi in una gabbia che entrando non aveva notato.

“Poverini, come fate a resistere chiusi in una gabbia?” chiese il topo scuotendo il muso appuntito.

“Non abbiamo scelta, ci hanno chiusi qui tanto tempo fa” rispose Pik, il più vivace dei due.

“Sono stati gli umani, immagino.”

“Sì, sono stati loro,” disse Pak,“ma non per cattiveria, sono convinti di volerci bene. Scappare, dici? Fosse facile! L’unica speranza è la piccola, quella che chiamano Alice. Lei apre spesso la gabbia ma ogni volta l’umana grande arriva in tempo a fermarla.”

“Uhm, allora è presto fatto. Bisogna attirare l’attenzione di questa…Alice e distrarre la grande. Ci penso io.”

“Davvero ci aiuteresti?” chiesero in coro i canarini.

“Certo! Datemi solo il tempo di tornare nella tana a portare le provviste e poi torno con i rinforzi.”

Tornato a casa Alfredo chiamò subito a raduno i suoi piccoli.

“C’è una missione da compiere, venite con me” disse.

“Missione? Quale missione?” chiese preoccupata la moglie, che da lui se ne aspettava sempre una.

“Si tratta di aiutare due canarini chiusi in gabbia. Ho bisogno di uno di voi, ragazzi: chi viene ad aiutarmi?”

Figuratevi!

“Io!” “Io!” gridarono i topolini, spingendosi l’un l’altro.

“Basta, basta, se fate così decido io. Viene con me…tutti e due. Andiamo, non c’è tempo da perdere.”

“Alfredo, sei sicuro che non ci sia pericolo? I piccoli…” chiese di nuovo la moglie.

“Stai tranquilla, ci sono io a proteggerli. Saremo prudentissimi. Tu intanto apparecchia la tavola che fra poco si mangia”.

Topo e topolini attraversarono di corsa il cortile, presero per la solita finestra ed entrarono in casa.

Alfredo chiese ad Augusto, il più piccolo dei suoi figli, di cercare l’umana di nome Alice per farsi seguire da lei fino alla gabbia, e al più grande, che si chiamava Adelmo, di tirarsi dietro l’umana grande in modo che non corresse dietro alla figlia, come faceva sempre, per impedirle di aprire la gabbia.

I topolini obbedirono felici, fregandosi le zampe.

Augusto trovò Alice in cucina, stava mangiando una caramella e non gli badava, nonostante lui facesse mille smorfie per farsi notare.

Alla fine fu costretto a farle il solletico ai piedi, la bambina abbassò lo sguardo e finalmente lo vide.

“Uh, che carino!” esclamò.

Augusto filò via subito verso la stanza dove era appesa la gabbia, voltandosi continuamente indietro per vedere se la bambina lo seguiva.

La piccola non deluse le sue aspettative. Appena fu davanti alla gabbia, come al solito, l’aprì.

E l’umana grande? Era in cortile, alle prese con Adelmo, gli stava correndo dietro con la scopa in mano.

Alice prese in mano i due canarini e cominciò a vezzeggiarli, dimentica ormai del topolino.

Fu facile per Pak e Pik sfuggirle dalle manine. Volarono via in un attimo, e ringraziando topo e topolini, si allontanarono tra gli alberi e ciao.

I nostri roditori, trionfanti dopo la felice impresa, stavano facendo ritorno al fienile quando due nuvole scure come la notte li chiamarono dal cielo.

“Ehi, voi, non crederete mica di farla franca? Vi abbiamo visti. Avete fatto scappare i canarini, ora lo diremo agli umani e vi scateneranno contro il gatto Fred.”

“Abbiamo fatto una buona azione, erano in gabbia e soffrivano. Perché volete fare la spia?” disse Alfredo con tono supplichevole.

“Perché vi abbiamo visti e lo vogliamo dire. E poi perché oggi siamo arrabbiate: non vedi come siamo nere? Qui tra poco faremo un temporale che neanche te lo immagini, caro il mio topo!”

“E sia! Se volete proprio farci un dispetto, allora in gabbia ci mettiamo voi due, così vediamo se vi piace” disse Alfredo agitando le zampine.

“Le nuvole in gabbia, figurati! E come pensi di chiuderci? Noi siamo fatte d’acqua, sciocco di un roditore.”

“C’è poco da ridere. Ora vi faccio vedere io!”

Alfredo tornò nella grande casa, dove nel frattempo era scoppiato un putiferio perché la fuga dei due uccellini era stata scoperta.

In quel trambusto nessuno si accorse del topo che prese indisturbato la gabbia e svelto svelto se ne tornò in cortile.

“Ecco,” fece Alfredo, “ora vedrete come vi ci infilo, o non mi chiamo più Alfredo”.

Le nuvole fecero una smorfia come per dire Povero illuso, a dire il vero nemmeno il topo sapeva come fare a imprigionarle, ma voleva a tutti costi dare una lezione a quelle due sbruffone e lì per lì si inventò una formula che se non sbaglio diceva così:

“Topin topetto, io sono un maghetto. Topin topolone, chiudi qui dentro quel nuvolone.”

Detto, fatto.

Una nuvola era già imprigionata.

Il primo a sorprendersi fu proprio Alfredo.

“Tirami subito fuori da qui!” gridava la malcapitata, ma Alfredo faceva finta di non sentire e intanto si preparava a ingabbiare anche la seconda.

“Topin topetto, io sono un maghetto. Topi topolone, chiudi dentro anche quest’altro nuvolone”.

E l’altra nuvola era bella che chiusa.

Il fatto è che per quanto si sforzassero e si spremessero per sgocciolare via, le prigioniere non riuscivano a fare nemmeno una gocciolina. Più che nuvole sembravano due pietre, compatte e ferme dentro la loro prigione.

“Ma come avrò fatto? “si chiese Alfredo grattandosi la testa.

 “E ora divertitevi un po’ voi a stare in gabbia, “soggiunse il topo,” io e i miei topolini andiamo a pranzo, arrivederci”.

Appese la gabbia a un gancio dietro il fienile e se ne andò a mangiare con la sua famiglia.

Avevano un bell’urlare e inveire, le nuvolone, sempre più nere per la gran rabbia. Alfredo non ci pensava nemmeno a farle uscire. Per il momento.

“Che stiano almeno un giorno e una notte a meditare sulla loro cattiveria” disse alla moglie che quasi quasi si era impietosita.

Il giorno dopo il nostro topo si alzò di buon mattino, voleva vedere cosa facevano le due prigioniere e se era il caso liberarle, perché la lezione era durata abbastanza.

Sotto la gabbia c’era una specie di laghetto che ad avere una barchetta ci si poteva quasi navigare: le nuvole avevano pianto tutte le lacrime che avevano per la disperazione di essere ingabbiate.

Si erano fatte magre magre e pallide come lenzuoli, tanto che Alfredo quasi non le riconosceva.

“Vedo che vi siete calmate” disse.

“Ti prego, facci tornare libere lassù, nel nostro amato cielo. Non faremo la spia, lo promettiamo!” lo supplicarono in coro.

“Va bene, va bene, vedo che avete imparato la lezione. Ora uscirete e niente scherzi, eh? Tornate lassù e fate le brave, almeno fino al prossimo temporale”.

Aprì la gabbia e le due nuvolette salirono leggere su nel cielo, e siccome erano stanche e deboli per quanto erano dimagrite, si sdraiarono e si misero a dormire.

“Tutto è bene quel che finisce bene,” sentenziò Alfredo, “ora mi merito una bella colazione. Un momento: vedo due uccellini laggiù, somigliano…ma sì! Sono Pik e Pak!”

Erano proprio loro, i canarini che aveva liberato il giorno prima e stavano volando verso di lui.

“Salve Alfredo, “disse Pik, “abbiamo visti laghi e foreste, mari e monti, città e paesi. Ora siamo di nuovo qui, vogliamo andare dalla nostra Alice, ci manca tanto. E chissà quanto le siamo mancati.”

“Ma vi rimetteranno in gabbia. Siete sicuri di volerlo fare? Io non so se riuscirò a liberarvi un’altra volta.”

“Si, vogliamo proprio tornare dalla nostra piccola amica ora, “fece Pak svolazzandogli sulla testa, “abbiamo visto tante cose e assaporato la libertà, torneremo in gabbia solo per mangiare e fare…i nostri bisognini. Siamo sicuri che gli umani, vedendoci di nuovo qui, capiranno che possono lasciare aperta la gabbia perché noi, anche se dovessimo partire di nuovo, torneremo sempre a casa.”

“Forse avete ragione, ragazzi. Auguri, allora. Ci vedremo qui in giro, eh?”

Pik e Pak volarono in casa fischiettando, come se niente fosse.

Dal cortile, Alfredo sentì le grida di gioia della bambina, e la festa che si fece nella grande casa quel giorno.

Gli umani non chiusero mai più Pik e Pak nella gabbia, i canarini volavano liberi e felici in casa e fuori.

Quando la bambina andava a spasso si posavano sulle sue spalle e uscivano con lei, in giro per il paese, tanto che Alice fu presto soprannominata Alice canarina.

Il soprannome se lo tenne stretto anche da grande, quando i suoi amici non c’erano già più.

Quanto ad Alfredo, visse felice e a lungo con la sua famiglia.

I figli crebbero sani e forti, quando anche loro furono padri nonno Alfredo, durante le lunghe sere d’inverno nel fienile, ai nipotini raccontava sempre la storia di quando tutti insieme avevano liberato dalla prigionia i canarini e messo in gabbia due nuvoloni neri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





.


domenica 10 maggio 2020

Festa

Mi unisco al mare di auguri che sommergerà le mamme oggi, vorrei poterglieli fare tutti i giorni perché se li meritano.
Ho perso la mia tanto tempo fa e non posso dire che questa festa mi lasci indifferente, tuttavia è giusto gioire con chi ha la fortuna di averla ancora.
Regalate quello che potete ma soprattutto donate un po' del tesoro più prezioso che abbiamo: tempo. Una goccia del vostro tempo dedicata solo a vostra madre.
Non credo ci possa essere di meglio, per lei. E per voi.






























 

domenica 3 maggio 2020

Giornata mondiale della libertà di stampa

3 maggio. Giornata mondiale della libertà di stampa.


Che cosa significa veramente? Che si può scrivere ciò che si vuole? Quali sono i limiti, i confini?
Sbattere in faccia alla gente lo spettacolo della violenza è forse libertà? Se diventa spettacolo credo di no, è violenza nella violenza.
Di sicuro libertà di stampa è libertà di testimonianza: ciò che è sotto ai nostri occhi non si può nascondere senza offendere il principio di onestà, e negare il diritto di informazione.
Essere testimoni e non doversi nascondere, non dover tacere.
Un esempio, ma le libertà forse sono tante.
Il sensazionalismo invece tarpa le ali alla libertà, la svilisce, rendendola merce. Tuttavia i giornali si devono vendere, e allora? Allora ci vuole pazienza, coltivare l'orto dell'onestà spesso non porta frutti immediati.
Come sempre, ho più domande che risposte, sarà forse perché non è una questione così lineare e facile come potrebbe sembrare.
Nelle fiabe invece  è tutto più semplice e cristallino. No, nessun manicheismo.
Solo il vecchio e abusato sogno di un mondo migliore.
Buona stampa a tutti.

venerdì 15 marzo 2019

Green

Questa non è una fiaba ma una splendida realtà.
Oggi è una giornata particolare, ci sono giovani che gridano forte nelle piazze il loro amore per il nostro pianeta, sbandierando con orgoglio il loro cuore verde e la loro fede nella vita.
Io voglio unirmi a loro e dire che anche il mio cuore è verde. Verdissimo.

domenica 17 febbraio 2019

A una principessa che non ha avuto giustizia

Quando sei nata, principessa Sana, miliardi di stelle si sono accese nel cielo: quando ti hanno tolto la vita si sono spente una ad una.
Ora nessun principe ti potrà più svegliare.
Questa non è una fiaba

domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale

Non è facile fermarsi a pensare quando tutto intorno gira vorticosamente: le luci, le vetrine, i regali...tutto ci invita a vivere il piacere della festa.
Per chi non crede forse Natale è una specie di fiaba, e come tale la vive, tornando malinconicamente alla realtà quando finisce. Per chi crede, invece, Natale non è una fiaba ma una bellissima realtà che  ci accompagna come una luce di speranza per tutta la vita.
Buon Natale a tutti, dunque, credenti e non: scegliete voi da che parte stare.




Auguri!

Barbara