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martedì 28 aprile 2020

La cesta



Per un lungo periodo sono stata lontana da questo blog, vicissitudini personali mi hanno impegnata in quanto c'è di più difficile: riprendersi da uno choc.

Qualche tempo fa, mentre attraversavo la strada sulle strisce pedonali, sono stata investita da un'auto.

Ho riportato alcune fratture e un lieve trauma cranico, ora sto meglio, anche se le mie ossa rabberciate fanno ancora male (specie quando cambia il tempo) ma sono ancora qui. Sono sopravvissuta.

Non so spiegare la sensazione che mi ha attraversato la mente per settimane, dico solo che la sto faticosamente rielaborando.

E, dopo lo choc personale, ecco quello... mondiale: il Covid-19! 

In questo periodo quasi irreale non resta molto da fare che resistere, con prudenza e coraggio, sperando che l'incubo abbia presto un termine.
Il dolore non si cancella, ma la vita pretende da noi di continuare.
Ecco la mia nuova fiaba. Mi dispiace, non ha un lieto fine, a volte capita anche nelle fiabe.
L'augurio è che invece le nostre traversie  finiscano con una vittoria netta e assoluta su questo virus così tenace e invasivo. Stavolta il lieto fine ce lo aspettiamo nella realtà.

E ora veniamo alla fiaba.
Che accade? Qualcosa che in fondo sappiamo già: la curiosità a volte può fare danni molto gravi.
Buona lettura







La cesta
Barbara Cerrone


Tanto tempo fa, in una fattoria in cima ad una bella collina, viveva una coppia di anziani coniugi, Terenzio e Pia.
Terenzio era un vecchio brontolone, Pia una chiacchierone curiosa che non si faceva mai gli affari suoi, ogni tanto litigavano ma la tempesta non durava molto fra loro, facevano subito la pace perché si volevano un gran bene e in fondo erano due buoni diavoli, sempre pronti ad aiutare tutti al bisogno.
Vivevano sereni in mezzo al verde della campagna, avevano mucche e galline, conigli, un cavallo e un vecchio cane di nome Teo.
Terenzio ogni mattina mungeva le mucche e poi andava a vendere il latte in paese, Pia pensava alla casa e agli altri animali, insieme mandavano avanti la fattoria dal giorno in cui, giovani sposi, si erano trasferiti in quella grande casa pieni di sogni e di progetti.
Una mattina Pia, mentre come al solito stava pulendo la cucina e Terenzio era nella stalla a mungere le mucche, affacciandosi alla finestra vide un uomo che camminava lungo la stradina che portava su in paese.
Era anziano e vestito di stracci, sembrava stanco, portava una enorme cesta che doveva essere molto pesante perché ogni tanto si fermava per appoggiarla a terra, si asciugava il sudore dalla fronte e poi se la caricava di nuovo sulle spalle e riprendeva il cammino.
“Poveraccio,” pensò Pia,”sembra proprio male in arnese”.
Scuotendo la testa, si rimise subito a sfaccendare di buona lena.
Dopo pochi minuti sentì bussare alla porta.
Era il viandante.
“Buongiorno, signora, non vorrei disturbarla ma cammino da giorni e porto sulle spalle questa cesta che è tanto pesante e sono molto stanco. Vorrei chiederle il permesso di sedermi qua fuori per riposare e mangiare quel po’ di pane e formaggio che ho con me. Solo pochi minuti, poi me ne andrò.”
“Certamente, anzi, se vuole può entrare in casa, così starà più comodo.”
“No, grazie, va bene qui. Lei è molto gentile”.
Pia alzò le spalle e rientrò in casa a continuare il suo lavoro.
Nel frattempo Terenzio aveva finito di mungere le mucche e si preparava ad andare in paese, vedendo quell’uomo seduto a terra davanti alla sua casa si insospettì.
“Pia, chi è quel tipo che sta qui fuori?”
“Un poveraccio che va in giro con una cesta più grande di lui sulle spalle. Mi ha chiesto se poteva sedere   fuori per mangiare un boccone e riposare, che potevo dirgli? Bisogna pur avere compassione di chi ha bisogno.”
“Stai attenta, però, non vorrei che fosse un malintenzionato.”
“Sei il solito brontolone, vedi malintenzionati dappertutto. Non è che un mendicante, non farebbe male a una mosca, si vede subito.”
“Sarà, ma stai attenta lo stesso mentre sono fuori”.
Pia gli fece un gesto come per dire lo so io cosa devo fare, Terenzio non ci fece caso, caricò il latte sul suo vecchio calesse, attaccò il cavallo e partì alla volta del paese, lanciando un’occhiata d’intesa alla moglie.
Il viandante, dopo che ebbe mangiato, bussò di nuovo alla porta.
“Signora, mi perdoni, c’è una fontana qua fuori per lavarmi il viso e le mani prima di andare?
“Sicuro, è sul retro. Vada pure.”
“Grazie” rispose l’uomo prendendo la cesta.
Deve esserci qualcosa di molto prezioso là dentro se vuole portarsela dietro ad ogni passo. Cosa non darei per darci una sbirciatina, pensò Pia e disse:
“Non si stanchi, lasci qui la sua cesta, penserò io a guardarla.”
“D’accordo, ma mi raccomando: qui dentro c’è quanto di più prezioso ho al mondo.”
“Stia tranquillo, ne avrò cura come se fosse mia” lo rassicurò la donna, già pregustando il momento in cui ci avrebbe frugato dentro.
L’uomo lasciò il suo carico e andò a lavarsi, senza alcun sospetto.
“Che ci sarà mai qua dentro, un tesoro? Magari quel tipo così disgraziato in realtà è un gran signore. Voglio proprio vedere cosa contiene. Solo un’occhiatina e poi la richiudo, non si accorgerà di nulla”.
 Fece per aprire la cesta ma quella, come se avesse avuto vita propria, non appena la toccò ebbe come un sussulto e cominciò a rotolare giù, verso la valle. E rotolava, rotolava, rotolava.
Pia, disperata, stava per andarle dietro quando le si parò davanti il mendicante.
“Dov’è la mia cesta?” chiese
“Mi dispiace, non volevo far nulla di male, solo un’occhiata...è scivolata giù. Io però la riprenderò, la riprenderò.”
“No, è troppo tardi! C’erano dentro tutti i miei ricordi e ora io non esisto più.”
Non aveva ancora finito di parlare che cominciò a sgretolarsi e a sgretolarsi, sotto gli occhi increduli di Pia, finché   di lui non rimase che un mucchietto di polvere.
“Cosa ho fatto, cosa ho fatto!” gridava la povera donna mettendosi le mani nei capelli.
Era come impazzita per il dolore e il rimorso.
“Correrò dietro alla cesta, le andrò dietro tutta la vita se sarà necessario e la riprenderò. Solo così, forse, questo pover'uomo tornerà in vita”.
E si mise a correre giù, lungo la collina, dietro alla cesta che quasi volava, irraggiungibile.
Corse per anni e anni, fino allo sfinimento, senza raggiungerla mai.
Ancora oggi, nelle notti in cui splende la luna, c’è chi dice di vedere una donna che gridando corre dietro a una cesta, molti pensano che sia proprio la povera Pia che ancora insegue la cesta del viandante.
Una cesta piena zeppa di ricordi.





mercoledì 29 gennaio 2020

Viva Viridia!


Viva Viridia!
Barbara Cerrone




In poche settimane la nuova casa di Herb era già bella che costruita.
“Oh, ragazzi, è perfino più bella dell’altra,” disse la lepre Herb,” grazie. Senza il vostro aiuto non ce l’avrei mai fatta in così poco tempo.”
“Capitano, lei avrebbe fatto lo stesso per noi. Siamo una valle unita, giusto? Vedrà, presto sarà pronto anche il giardino. I fiori che abbiamo piantato con questo tempo cresceranno in fretta. Sarà bellissimo, vedrà.” fece  il passerotto Pouli svolazzandogli intorno.
“Certo, hai ragione. Ma dimmi, Pouli, hai notizie di Capelli di neve?”
“Sì, capitano. Pare che lo abbiano ricoverato in una clinica per malattie nervose. Le gambe sono guarite bene, non aveva ustioni gravi, ma è la testa che è fuori registro. Dicono che si aggiri per le stanze mormorando frasi sconnesse e saltando su e giù come un grillo.”
“Un po’ matto lo è sempre stato, forse quel giorno ha subito un forte choc. Chissà, col tempo magari potrà  riprendersi, comunque di sicuro non farà più pazzie di quel genere dopo quel che ha passato.  Ma ora basta parlare di cose tristi, è giunto il momento di pensare solo alla festa. Riunisci subito il comitato, dobbiamo decidere alcune cosette. E fai venire Mine, serve qualcuno che scriva il verbale.”
“Subito, capitano.”
Il comitato si riunì a casa di Herb. C’erano tutti, anche l’orso bruno, di ritorno dal giro dei parchi.
“E Mine? Dove si è cacciata?” chiese Herb.
“Capitano, lei...”
“Ho capito: dorme. Pouli, fammi il piacere, scrivi tu il verbale.”
“D’accordo, capo, ma cosa devo scrivere?”
“Tutto quello che diremo, parola per parola. E ora miei cari signori smettetela di chiacchierare fra di voi, si comincia”.
La riunione ebbe inizio e come al solito ci fu da discutere su tutto: sui balli, sul cibo, ma soprattutto sulla musica.
“Io dico che i grilli sono i più adatti, del resto è la loro stagione, sono in gran forma” disse Pouli
“No, no, le cicale sono le più brave, l’estate scorsa hanno tenuto un concerto che ancora si ricordano tutti a Viridia, vero?” argomentò il capitano.
“Ma la festa sarà di sera, le cicale suonano di giorno, lo sanno tutti.”
“E allora vuol dire che faranno lo straordinario, eh, Pouli?”
“Ma no, no!” protestò l’orso bruno.” In qualità di Grande Responsabile io dico che bisogna chiamare  gli usignoli, ci vogliono gli usignoli!”
“Grilli, grilli! Oh, e per le luci? Che ne dite se lo diciamo alle lucciole? L’estate scorsa sono state piuttosto brave.”
“Vada per le lucciole ma i grilli no. Cicale, cicale!”
“Grilli, grilli!”
“Usignoli, usignoli!”
Due ore di litigi, proteste, bronci e riappacificazioni.
Alla fine si giunse a un accordo, non senza qualche lamento da parte di chi non aveva avuto la meglio.
Si decise per l’orchestra dei grilli, con l’accompagnamento dei gufi, al loro esordio in una festa viridiana.
Dopo la riunione si diede ufficialmente inizio ai preparativi, tutta Viridia partecipò con entusiasmo.
Le cuoche migliori si diedero da fare per preparare gustosi piatti, le sarte cucirono abiti sontuosi per le signore più esigenti, si preparò anche il parco dove il capitano avrebbe tenuto il suo discorso  prima di dare il via alla festa: dai quattro vecchi alberi caduti durante l’ultimo temporale si ricavarono quattro tronchi che furono allineati sul terrapieno, sopra il prato grande.


Finalmente venne il giorno tanto atteso. 
I viridiani non vedevano l’ora di sentire il discorso del capitano, si diceva in giro che avesse importanti novità e  che le avrebbe annunciate proprio in quell'occasione.
L’arrivo di Herb fu salutato da applausi calorosi, dopo qualche istante di esitazione la lepre prese la parola, non senza un leggero tremore nella voce. 
Accanto al capitano  c’era Hursus, il Grande Responsabile.
“Amici, viridiani,” esordì,” questo è un giorno davvero lieto per la nostra valle, si festeggia il coraggio delle api e la salvezza di tutti noi. In più, ho una bellissima notizia da darvi: dopo quanto è successo  le Autorità hanno deciso di fare di  espropriare la terra di Viridia  per farne una riserva naturale, in questo modo nessuno potrà più avanzare pretese sulla nostra valle. Ora possiamo davvero festeggiare! Ma le belle notizie non finiscono qui.
Nella città di Konia, su richiesta della popolazione, presto saranno piantati molti alberi. La città risplenderà di verde, in mezzo al cemento nasceranno fiori. La vista dello sciame ha risvegliato negli abitanti la voglia di natura. Ancora una volta dobbiamo dire grazie alle nostre amiche api.”
A questo punto ci fu un grande applauso.
”Buoni, buoni non ho ancora finito! Ci sarà anche un intervento sulla terra chiamata il deserto, proveranno  a ridare vita a ciò che l’incuria degli uomini.ha distrutto.
Amici miei,  i recenti avvenimenti sono stati una dura lezione per noi. Prima che la nostra terra fosse  minacciata ci cullavamo nell'illusione di essere al sicuro e ci siamo fatti cogliere di sorpresa, ma questo non accadrà più. Anche se Viridia sarà protetta dagli umani  noi continueremo a tenere gli occhi aperti, questa si chiama collaborazione. E poi si tratta della nostra terra, non dimenticatelo, perciò non abbasseremo la guardia perché ora sappiamo che il pericolo può essere sempre in agguato. Per non dire che la nostra storia oggi è su tutti i giornali, dunque presto arriveranno turisti e curiosi che vorranno vedere questi luoghi e non è detto che siano tutti così civili da  non gettare rifiuti per terra o, peggio, sigarette ancora accese. Dobbiamo vigilare. Questo vale per tutti noi ma soprattutto per  te, Ailuro, e anche per te, Pouli. Il vostro compito non è finito. E ora, è il momento che tutti aspettavate: chiamo sul palco la regina delle api. Prego, maestà.”
La regina volò sul palco.
“Maestà, “ continuò Herb, “ è con immenso piacere che a nome della valle di Viridia conferisco a lei e alle sue api la più alta onoreficienza di Viridia, l’ordine dei fiori, che riceverà direttamente dalle zampe del qui presente Grande Responsabile. La preghiamo di notare come quest’anno  il giardiniere che ha creato il premio abbia superato se stesso: una rosa bianca adagiata su foglie di edera verdissima. Congratulazioni!”
La regina ringraziò, commossa.
Anche  Hursus volle dire due parole.
“Viridiani, non starò qui a farvi lunghi discorsi, ha già detto tutto il capitano Herb. Vi ringrazio e vi dico solo che anch'io come voi non sto nella pelliccia dalla gioia, perciò bando alle chiacchiere e che la festa inizi. Buon divertimento”.
A questo punto tutti si gettarono sul cibo disposto con eleganza  in mezzo al prato grande. Davanti a loro  c’era il meglio della cucina locale: miele delle api viridiane, sformato di carote della signora Herb, pasticcio di radici e castagne preparato da Mine fra un sonno e l’altro, il tutto condito con acqua fresca di rugiada e succo di ribes.
Dopo il pranzo si diede inizio alle danze.
I grilli attaccarono a suonare, si sentì subito che facevano sul serio, suonavano da grande orchestra una musica che ti entrava nelle ossa e nel pelo; roba da brivido, credetemi.
A onor del vero bisogna ammettere che i gufi  non furono da meno, col loro basso ostinato diedero il ritmo a tutta la serata.
Il passerotto Pouli ballò il tango  con l’allodola Mine che si era già addormentata ma anche dormendo restava un’ottima ballerina. Herb  preferì un lungo valzer viennese, mentre il Grande Responsabile Hursus si scatenò in un rock’n roll con la signora Herb, pestandole i piedi tante di quelle volte che lei ebbe un po’ a lamentarsene, a dire il vero, ma a parte questo fu una festa bellissima e  a Viridia la ricordano  ancora con molta nostalgia.
A mezzanotte, quando le lucciole ormai erano troppo stanche per continuare a fare luce e gli ultimi  ballerini si erano già arresi al buio, la festa finì.
Restò solo il gatto Ailuro che, dopo essersi guardato intorno, si sgranchì le zampe, lanciò uno sguardo al cielo e con un rumoroso sbadiglio iniziò il suo turno di guardia.



Il giorno dopo a Konia si  piantavano i primi alberi.
Al bar Il caffettino come al solito si commentava l’avvenimento.
“Mino, guarda, quel tipo sta piantando un albero.”
“Vedo. Sono così piccoli gli alberi all'inizio?”
“Certo, sono piccoli e teneri come cuccioli.”
“E bisogna curarli come cuccioli.”
“Eh, già.”
“Certo che sembrano proprio gracili.”
“Sì, ma poi crescono.”
“Dici?”
“Certo, vedrai. Crescono”.
Crescono.

martedì 28 gennaio 2020

Salvi!




Salvi!
Barbara Cerrone, 




Ad un tratto un brusio familiare si levò dall’alveare.
Lo sciame era lì, dietro di lui.
Sotto lo sguardo incredulo di Pouli le api di Viridia si diressero verso il fiume, ognuna tenendo fra le zampe un lembo di un grande telo di plastica abbandonato dagli uomini di Capelli di neve durante il primo inseguimento.
In formazione, si avvicinavano fra loro in modo che il telo formasse una sacca profonda come un enorme secchio, prendevano acqua dal fiume  e poi via verso casa di Herb a lasciarla cadere sul fuoco.
Un viaggio dopo l’altro, finché l’incendio, finalmente, si spense.
Il capitano Herb e sua moglie furono portati via per primi dalla casa. Herb era svenuto.
Fu una grande sorpresa per tutti trovare Capelli di neve  insieme a loro, anche lui vivo e vegeto.
Sembrava fuori di sé per lo spavento e il dolore alle gambe, continuava a ripetere:
“Dove sono le api? Voglio volare anch'io, trallallero, trallallera!”
“Bisogna portarlo in ospedale, ha le gambe ustionate” disse Pouli.
“E il cervello fuso” aggiunse la signora Herb con un filo di voce.
Un’automobile blu si fermò a poca distanza dalla casa del capitano, ne scesero due uomini.
“Voi, che state facendo al nostro capo?” chiese un tipo basso e magro.
“Le api mi hanno salvato, ma non mi fanno volare con loro, ecco!” disse Capelli di neve.
“Capo, che le hanno fatto? Meno male che siamo venuti a vedere cosa stava combinando altrimenti questi chissà cosa le sarebbe successo con questi qui. Ora la portiamo in ospedale, stia tranquillo. E voi fate largo, fate largo, avanti!”
Pouli e gli altri si strinsero nelle spalle.
I due uomini  sistemarono  Capelli di neve sul sedile posteriore dell’auto e partirono a gran velocità per l’ospedale di Konia.
“Così è stato lui, “ mormorò Pouli, “è stato quel vigliacco a dar fuoco alla casa del capitano. Dovevo immaginarlo. Anche così, è stato giusto salvarlo. Ora bisogna pensare al capitano e a sua moglie”.
Herb stava riaprendo gli occhi, la prima cosa che vide fu lo sguardo felice di Pouli che lo fissava, incredulo.
“Capitano, come si sente?  Abbiamo temuto di perderla.”
“Mia moglie, dov'è mia moglie?” chiese Herb.
“Eccola, è qui accanto a lei, stia tranquillo: è salva. Stanotte dormirete da me, la vostra casa è impraticabile ma non tema, ne costruiremo insieme una più bella.L’aiuteremo tutti, vedrà. Ci occuperemo anche del giardino, pianteremo tanti di quei fiori che diventerà il più bello di Viridia. Ora però deve solo pensare a riprendersi.”
“Grazie, Pouli.”
“Deve ringraziare soprattutto le api, ancora una volta. Hanno sfidato la paura del fuoco per salvarvi.”
“Ma che dici, Pouli? Se fuoco e fumo le fanno fuggire.”
“Eppure le nostre non sono fuggite, anzi, hanno spento le fiamme.”
“Incredibile, le api che affrontano il fuoco! Oh, ma questa volta ci sarà una grande, grande ricompensa per loro. Diglielo.”
“Glielo dirò, capitano, ma ora si riposi. Venga, la porto a casa mia”.


Il giorno  dopo, a  Konia,  Il Giornale della Notte  riportava la notizia dell’incendio e di come le api e gli abitanti di Viridia l’avessero spento, salvando la valle.
Una soffiata aveva fatto conoscere al cronista  nomi e cognomi di tutti i protagonisti della vicenda.
Al bar Il caffettino due clienti parlavano dell’accaduto.
“Mino, hai letto? Ti pare possibile? Secondo me sono le solite notizie gonfiate.”
“Già.”
“Sì, insomma, chi può credere veramente che una lepre, un passerotto, un gatto e uno sciame di api, che hanno un orso bruno come Responsabile, possano aver  salvato la valle di Viridia? Sono tutte stupidaggini.”
“Già.”
“Le scrivono per vendere più giornali, ecco tutto.”
“Già.”
“Non solo, il miele delle api di Viridia dopo questo fatto va a ruba: al supermercato stamani i clienti hanno litigato per  l’ultimo vasetto. Sono operazioni commerciali, ecco tutto.”
“Già.”
“Beato chi ci crede.”
“Già.”
“Tutto qui quello che sai dire? Già?”
“Già, già”.







venerdì 10 gennaio 2020

Aiutate il capitano Herb!




Povero capitano, ce la farà a salvarsi?






Aiutate il capitano Herb!
Barbara Cerrone




Pouli era inquieto, quella sera, qualcosa nelle sue piccole ossa gli diceva che c’era troppa tranquillità in giro.
Si aggirava agitato per la casa , come se presagisse qualcosa. Non aveva fame, decise di uscire a fare una passeggiata per distendere i nervi e lo vide.
In lontananza i suoi piccoli occhi notarono  il fuoco che circondava casa Herb, sentì le grida della signora e si precipitò a soccorrerli.
“Capitano, capitano, mi sente? Sono Pouli!” gridò.
“Pouli, aiutami, bisogna spegnere il fuoco. Vai al fiume, cerca qualcuno che ti aiuti a portare acqua. Acqua, acqua...”
La voce del capitano si spense all'improvviso, forse era svenuto, forse...
Intorno a lui si era creata una piccola folla di viridiani richiamati dalle urla e dalle fiamme che ormai si vedevano a distanza; tutti portavano almeno un secchio d’acqua con sé, e lo gettavano sul fuoco.
“Aspettate, “ disse Pouli, “ così ci metteremo una vita e qui bisogna far presto, dobbiamo salvare il capitano e sua moglie. Continuate a versare acqua, intanto,  io vado a chiamare le api.”
“Le api?” chiesero in coro i viridiani.” Ma se hanno il terrore del fuoco!”
Pouli non stette a sentirli, andò dritto dritto all'alveare a svegliare lo sciame che a quell'ora dormiva  beatamente.
Si affacciò la regina, piuttosto seccata.
“Bzzz?” chiese, ovvero: “ Che c’è di così urgente a quest’ora? ”
Quando Pouli le disse cosa stava accadendo l’ape regina replicò che le sue api potevano fare molte, molte cose ma di certo non spegnere un fuoco e nemmeno avvicinarvisi.
“La prego, maestà, provi a convincerle. Può darsi che in questa emergenza facciano un’eccezione. La vita del capitano e di sua moglie è in pericolo, forse a quest’ora...oh, non mi ci faccia pensare! Non possiamo perdere altro tempo, prego, vada a chiamarle”.
La regina bofonchiò qualcosa, fece due piroette e poi andò a parlare al suo sciame.
Passarono alcuni interminabili secondi. Pouli era disperato.
Guardava in direzione della casa di Herb e gli sembrava di vedere le fiamme ancora più alte e vigorose di prima.
“A che serve, ormai? Saranno già morti” pensò con l’angoscia che gli attanagliava il cuore.
































giovedì 26 dicembre 2019

Al fuoco!


Capelli bianchi non demorde...
buona lettura







Al fuoco!
 Barbara Cerrone



Era quasi il tramonto, nella valle tutto era tranquillo, perfino Pouli riposava sotto un albero, convinto come gli altri che Capelli di neve non avrebbe fatto nulla prima del giorno dopo.
Tutti pensavano alla festa, a quali piatti avrebbero preparato, a come decorare la tavola, alla musica da scegliere per i balli e all'orchestra da ingaggiare.
C’era voglia di spensieratezza, dopo tante ansie almeno per una sera nessuno voleva pensare al pericolo, malgrado tutti sapessero in cuor loro che  non era ancora passato.
Anche Herb era tranquillo, stava annaffiando  il giardino e già pregustava la cena che sua moglie gli avrebbe preparato quella sera.
“Porri e carote. Uhm, il mio piatto preferito! Eh, la mia dolce metà è proprio brava a cucinare”.
Il sole stava per tramontare dolcemente dietro la collina, tutti i viridiani erano rientrati nelle loro case, l’atmosfera era serena come il cielo che prometteva tempo bello anche per il giorno dopo.
Perciò quando Herb si trovò davanti l’ombra scura di Capelli di neve con un fiammifero in una mano e una tanica nell'altra, in un primo momento pensò senz'altro a un’allucinazione.
Nemmeno il tempo di rendersi conto che era tutto vero: Capelli di neve  aveva già versato la benzina tutto intorno alle aiuole e stava lì, col fiammifero acceso in mano e lo sguardo da invasato a fissare l’incredulo Herb.
“Adesso me la paghi, Herb! Tu e le tue api avete chiuso!” gridò gettando il fiammifero a terra.
Le fiamme divamparono in un attimo, Capelli di neve, nervoso com'era, aveva buttato il fiammifero ai suoi piedi, e ora il fuoco lambiva anche le sue gambe.
“Aiuto, aiuto!” riuscì a gridare prima di svenire.
Herb fu svelto a gettargli  acqua  addosso, poi chiamò la moglie perché lo aiutasse a trascinarlo dentro casa.
Dopo averlo adagiato sul pavimento  il capitano tentò di uscire a spegnere l’incendio, ma il fuoco aveva già circondando la casa, tutto il giardino intorno bruciava con i suoi fiori e le sue erbe aromatiche.
Erano prigionieri delle fiamme e del fumo.
“Vedrai, qualcuno si accorgerà della colonna di fumo e verrà subito  a soccorrerci” disse Herb alla moglie, ma sapeva bene che era una corsa contro il tempo.
Dentro di sé sperò che i viridiani, a quell'ora intenti a preparare la cena,  levassero per un attimo gli occhi al cielo e vedessero la lingua di fiamme  levarsi alta e minacciosa dalla sua casa.
           






giovedì 19 dicembre 2019

Impantanati- Viridia



Eccomi di nuovo qua, dopo un brutto incidente e ancora malconcia, a proporvi il prosieguo delle avventure dei viridiani.
Buona lettura




Impantanati

 Barbara Cerrone



Il mattino seguente un furgone grigio scendeva lungo il pendìo  che portava  alla valle.
A bordo due uomini e quattro taniche di benzina.
 Il passeggero tentava  inutilmente  di schiacciare un pisolino ma veniva continuamente interrotto dal guidatore.
“Basteranno, Giò? Dico, quattro taniche basteranno?”
“Certo che basteranno. Diamo fuoco all'alveare, prima, e poi alla casa di quel capitano che è di legno e brucerà come un fiammifero. Sono tutte di legno, quelle case, sarà un gioco da ragazzi.”
“Giò, dimmi un po’, hai visto le previsioni del tempo per oggi? Dico, e se piovesse?”
“Non pioverà, stai zitto e lasciami dormire.”
“Giò?”
“Che altro c’è?”
“Non so dove sto andando.”
“Per forza, c’è uno sciame di api sul vetro. Cosa vedi?”
“Nulla, Giò.”
“Appunto.”
“Prova ad azionare i tergicristalli.”
“Niente, non si muove. Quelle si sono spalmate le zampe col miele per restare ancora più attaccate al vetro. Però, forti queste api!”
“Vuoi farmi un  favore?”
“Certo, Giò.”
“Stai zitto”.
Sulla strada per la valle c’era un bivio: andando dritti si raggiungeva Viridia, prendendo a sinistra si andava a finire in una specie di piana desolata di cui la pioggia torrenziale dei giorni precedenti aveva fatto un enorme ammasso melmoso.
Il furgone, guidato alla cieca, inforcò proprio la stradina a sinistra e andò a impantanarsi nel fango.
“E adesso che si fa, Giò?”
“Si chiamano i soccorsi, scemo. Giuro che questa volta mi licenzio e vado a lavorare nella stalla di mio cugino”.
A questo punto le api giudicarono finito il loro lavoro e fecero trionfalmente ritorno a Viridia.
Evviva,  applausi,  baci, abbracci. Il popolo di Viridia non sapeva più come ringraziare le sue pungiglionute.
“Siete state geniali”  disse il capitano al loro arrivo,” meritate tutta la nostra gratitudine e per dimostrarvela  il comitato Viridia in festa, che ho l’onore di presiedere, organizzerà per voi una festa memorabile. Sarà presente anche il nostro Esimio Responsabile che è appena tornato dal suo lungo viaggio nei più grandi parchi della regione. Grazie, mie care, grazie per il vostro coraggio. Tre evviva per le api di Viridia!”
“Evviva! Evviva! Evviva!”


Nello studio di  Capelli di neve, invece, non si festeggiava affatto.
“Il capo è furibondo,” disse uno dei suoi tirapiedi,” questa volta ne combina una delle sue, ci scommetto.”
“ E poi ci andiamo di mezzo noi!” gli fece eco un altro, un tipo alto e grosso con un paio di baffi spioventi che gli scendevano fino al mento.
“Già”.
Infatti...
“Presto, datemi una scatola di fiammiferi. E un paio di taniche di benzina”  disse Capelli di neve con gli occhi fuori dalle orbite.
“Ma capo, cosa deve farne? Non avrà mica intenzione di... se non sa accendere nemmeno il camino di casa sua!”
“Datemi fiammiferi e benzina, ho detto! Ora basta, ci penso io a sistemare la faccenda, visto che voi siete un branco di incapaci. Avanti!”
Gli uomini gli portarono due taniche di benzina e una scatola di fiammiferi, uno di loro provò a insistere, a dire che era una pazzia andare tutto solo a dar fuoco alla valle ma Capelli di neve non sentiva ragioni, prese le taniche e i fiammiferi, salì in macchina e si lanciò come una furia in direzione di Viridia.
“Se non torna in capo a due ore sarà meglio andare a vedere a vedere cosa fa” disse il baffuto scuotendo la testa.