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venerdì 15 marzo 2019

Green

Questa non è una fiaba ma una splendida realtà.
Oggi è una giornata particolare, ci sono giovani che gridano forte nelle piazze il loro amore per il nostro pianeta, sbandierando con orgoglio il loro cuore verde e la loro fede nella vita.
Io voglio unirmi a loro e dire che anche il mio cuore è verde. Verdissimo.

domenica 17 febbraio 2019

A una principessa che non ha avuto giustizia

Quando sei nata, principessa Sana, miliardi di stelle si sono accese nel cielo: quando ti hanno tolto la vita si sono spente una ad una.
Ora nessun principe ti potrà più svegliare.
Questa non è una fiaba

mercoledì 6 febbraio 2019

Mille e una notte di sogno


Chi non vorrebbe sentirsi raccontare una fiaba per sera? E per di più una fiaba che parla di luoghi affascinanti e misteriosi, di esseri fantastici e fascinose principesse orientali?
Le mille e una notte è una famosissima raccolta di storie che evoca sogni di profumi e colori, è l’immagine romantica di un oriente di sogno che per il sogno è fatto.
La narratrice è Shahrazād, una ragazza furba quanto bella che riesce a domare la furia omicida del suo sultano raccontandogli bellissime storie: come non esserne colpiti?
Il sultano è un uomo ferito nell'orgoglio da una moglie che lo ha tradito e vuole vendicarsi su tutto il genere femminile sposando e uccidendo una fanciulla per sera.
Ci penserà Shahrazād  a fermare la carneficina, si proporrà come sposa al posto di altre povere ragazze ma ogni sera racconterà una bellissima fiaba al sultano assetato di sangue  fermandosi sul più bello,  in modo da lasciarlo in sospeso e con la voglia di sentire il resto del racconto.
Il trucco funzionerà, il sultano non ucciderà l'astuta sposa per poter sentire la fine della storia la sera successiva, finché, un bel giorno, si scoprirà innamorato di lei, capirà di essere stato un vero assassino e farà ammenda.
L’origine di questa raccolta di fiabe è mesopotamica, indiana, persiana, egiziana ed è scritta da autori vari, come varia è l’ambientazione; non solo, quest’opera affascinante è composta da fiabe “contenitore” nelle quali i personaggi evocati da  Shahrazād a loro volta narrano altre storie, in un intreccio labirintico e intrigante di vicende fantastiche.
Se volete avventurarvi nel magico oriente e perdervi nelle mille e più storie della principessa Shahrazād questo è il libro che fa per voi.
Buona lettura, e, mi raccomando: se nel vostro viaggio fantastico vi doveste imbattere in un serpente che esce danzando da una cesta non preoccupatevi, nei paraggi ci sarà sicuramente un bravo incantatore che saprà farlo tornare al suo posto.



martedì 5 febbraio 2019

Con lo zucchero impastata


Il diabete è una malattia molto seria, quando colpisce un bambino diventa addirittura un'ingiustizia.
Con la speranza che presto la medicina riesca a debellare questa patologia, vi lascio con  una bambina troppo dolce per essere di questa terra.
Buona lettura.




Con lo zucchero impastata
 Barbara Cerrone





C’era una volta una bambina dolcissima e con lo zucchero impastata: le sue mani erano di zucchero e cannella, la sua bocca di zucchero filato, i suoi occhi una delizia di zenzero e ancora zucchero sì, ma caramellato.
Quando parlava uscivano dalla sua bocca parole dolci come il miele, e di miele erano  gli sguardi che rivolgeva a tutti, perfino ai dispettosi che dopo averla guardata un solo istante si raddolcivano e diventavano buoni.
La sua dolce presenza rendeva meno amara  la più brutta delle giornate, se c’era pioggia si vedeva il sole fra le sue ciglia di zucchero e candito.
Ci fu una volta che si ferì a un dito: ne uscì del sangue che cadde giù per terra e da quel sangue nacquero zollette tutte rosa, buone da usarsi per zuccherare il tè.
Un giorno il medico le disse:
“Sono preoccupato: dai controlliamo la tua glicemia”.
Dai risultati si capì molto bene che lei non era di questa terra, era una fata, dolcissima, e con lo zucchero impastata.
Da allora ebbe per casa  uno scrigno tutto d’oro, dove viveva con tutte le altre fate; insieme  disegnavano, giocavano, e fra le rose cantavano canzoni.
Nessuno osò mai più toccarla per il timore che si spezzasse, la sua figura di zucchero impastata; neanche il sole volle più sfiorarla perché il calore non la facesse sciogliere.
A dire il vero a volte lei rimpiangeva la sua esistenza di piccola bambina, poi si diceva che se una è fata è fata  e deve vivere secondo  la sua  natura.
Ancora oggi, se la volete vedere, la trovate nello scrigno dorato che ride e scherza con le sue amiche fate  ma... mi raccomando,  non la svegliate se sta facendo sogni di  miele e con lo zucchero, tanto ma tanto zucchero, impastati.




venerdì 11 gennaio 2019

Alberi

Nel mio paese è stato compiuto un vero scempio ambientale.
Bellissimi platani che adornavano maestosamente una grigia statale di collegamento fra due paesi sono stati abbattuti per non meglio identificati motivi di sicurezza.
Gli alberi in questione, in realtà, pare fossero sani.
La sicurezza preme a tutti ma il timore è che dietro ci sia la semplice incapacità di garantire un'adeguata cura del patrimonio verde che possa garantire anche la sicurezza dei cittadini.
La tristezza di quella strada, ora, è sotto gli occhi di tutti, forse non dei più distratti e indifferenti ma di chi ha un cuore verde certamente sì.
Ci si augura solo che i nostri amministratori, che si dicono di sinistra, abbiano almeno in programma di piantarne altri in sostituzione di quelli abbattuti. O dovremo pensare che la sinistra ha perso anche la sua vocazione a difendere l'ambiente?
Certo qualche sospetto c'era già venuto in questi ultimi anni: le amministrazioni che si sono succedute hanno permesso che il nostro paesino si riempisse di cemento e che si costruisse, si costruisse, si costruisse...
Se l'amministrazione di questo piccolo comune ha un cuore di cemento, il mio continua ad essere verde.
Cari amministratori, ridate al nostro paesino fagocitato da una città ormai troppo vicina, almeno i suoi bei platani.
Come ho già avuto occasione di scrivere, nelle fiabe meravigliosi boschi e splendidi giardini fanno spesso da sfondo alle intricate vicende dei protagonisti, le fiabe sono "verdi": un motivo in più per rifugiarvisi.




domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale

Non è facile fermarsi a pensare quando tutto intorno gira vorticosamente: le luci, le vetrine, i regali...tutto ci invita a vivere il piacere della festa.
Per chi non crede forse Natale è una specie di fiaba, e come tale la vive, tornando malinconicamente alla realtà quando finisce. Per chi crede, invece, Natale non è una fiaba ma una bellissima realtà che  ci accompagna come una luce di speranza per tutta la vita.
Buon Natale a tutti, dunque, credenti e non: scegliete voi da che parte stare.




Auguri!

Barbara

domenica 16 dicembre 2018

Un buonissimo Natale

Natale. Tante luci e qualche ombra, dissiparla sarebbe il più bel regalo. Per tutti.




Un buonissimo Natale
Barbara Cerrone






C’era una volta un Natale, era piombato da un giorno all'altro come un ospite inatteso nella casa di una famiglia molto povera che non riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena, figuriamoci se poteva organizzare il pranzo della festa.
Il Natale si rese subito conto di aver sbagliato indirizzo, era atteso in una bella casa nel bel mezzo di un paradiso tropicale, con un grande giardino e un  enorme albero pieno di luci colorate messo al centro della sala da pranzo.
“Per Santa Claus!” esclamò guardandosi intorno. “Come avrò fatto a finire qui, fra questi poveracci? Il navigatore...ma sì, è stato quello stupido aggeggio a farmi atterrare qui, non devo più seguirlo,  mi manda fuori strada! Devo  proprio tornare ai vecchi metodi, tanta tecnologia e poi fa cilecca”,
Mentre il Natale brontolava in questo modo, a  dire il vero poco natalizio, la famiglia poverissima si interrogava sul da farsi: come preparare una degna accoglienza ad un Natale che ormai non aspettavano più da anni? Che cosa mettere in pentola per fare onore all'ospite e festeggiare insieme? Un osso di nulla, un etto di poco, un piatto di vuoto e un bicchiere di aria?
 Troppo misero, si vergognavano di riceverlo così.
E allora? Pensa e ripensa il padre ebbe un’idea.
“Portiamolo a pranzo dai cugini ricchi, loro sì che festeggiano da signori! Il Natale sarà contento  e noi faremo bella figura”.
La famiglia ci pensò un attimo, tutta riunita intorno al caminetto spento, poi decise all'unanimità di far proprio così, era al’unico modo per salvare capra e cavoli e far contento anche il Natale.
I cugini ricchi abitavano dall'altra parte della città, dove vivono di solito quelli che i soldi ce l’hanno, la famiglia povera ci andò a piedi col Natale che si lamentava per il freddo e chiedeva almeno una sciarpa da mettere al collo visto che era uscito così dalla naftalina, senza nemmeno un cappottino sulle spalle.
“Scusi, signor Natale,” ebbe a dirgli la mamma,” ma lei è stato proprio imprudente a vestirsi con questi abiti leggeri, non ricordava più che la sua festa viene ogni anno in pieno inverno?”
“Certo, signora mia ma negli ultimi anni io mi sono visto festeggiare spesso in luoghi caldi e lontani, che so? Ai tropici, o in qualche isola dove è sempre estate e stavolta  mi sono confuso.”
“Capisco, capisco, ha sbagliato posto , mi pareva strano che fosse venuto proprio da noi. Si faccia coraggio, siamo quasi arrivati, dai nostri cugini troverà un bel fuoco caldo e tante buone cose da mangiare”.
I cugini appena videro la famiglia povera  si misero subito sul chi va là, tuttavia  fecero buon viso a cattivo gioco perché non volevano sembrare dei cattivi senza cuore davanti al Natale in persona, così  esibirono  il più bel sorriso che avevano e finsero di essere contenti.
“Chi si vede? Entrate, prego, siate i benvenuti. Signor Natale, che bella sorpresa, e che onore averla come ospite!”
Il Natale si accomodò subito nel salotto buono, la famiglia povera, invece, che sapeva di non essere gradita, rimase sulla soglia.
“Ecco, ora il Natale avrà un’accoglienza degna di lui. Noi andiamo, sappiamo che qui non c’è nulla per noi” disse il padre facendo segno agli altri di andar via.
I cugini ricchi per un attimo finsero di volerli trattenere, in realtà erano ben felici di liberarsi di loro e dedicarsi solo al Natale, venuto in casa loro a festeggiare.
La famiglia povera tornò mestamente a casa, chiedendosi cosa avrebbe mangiato quel giorno a pranzo, visto che in dispensa c’erano solo qualche uovo e un pezzo di pane.
“Idea! “ fece il figlio più grande.” Che ne dite di una bella frittata? La accompagneremo con quel buon pane e buon pro ci faccia”.
Tutti approvarono la sua idea e appena tornati a casa si diedero subito a preparare la frittata.
Intanto il Natale, seduto a capotavola, gustava piatti prelibati coccolato e vezzeggiato da tutti  come una star.
“Ne vuole ancora?” chiese la cugina madre porgendogli una fetta di panettone,” è di quello buono...”
“Non ne dubito, signora ma sono davvero pieno. Basta così, casomai gradirei un caffettino.”
La cugina si mise subito a prepararlo, felice di accontentare in tutto il suo ospite.
Il Natale, però, sentiva come un peso sullo stomaco.
“Forse ho mangiato troppo” pensò toccandosi la pancia piena.
La sua pancia, in verità, gli rispose che stava benone e non era questo che gli faceva sentire quel gran peso.
“Che sarà mai, allora? Cosa mi succede?” si chiese il Natale corrugando la fronte.
Rimugina e rifletti sentì salire dal profondo del suo animo natalizio una risposta che lì per lì lo disorientò.
“Quella povera famiglia. Saperli a piluccare qualcosa alla meglio mentre qui si gozzoviglia al caldo, è questo che mi pesa. Strano, ultimamente non mi ero affatto interessato di chi non può festeggiarmi, come mai oggi sento questa specie di rimorso? Forse  perché gli altri anni ero in trasferta ai tropici e oggi sono qui e li ho visti con i miei occhi? Sì, dev'essere per questo.  Che cosa posso fare, allora?”
Il Natale era indeciso: restare ancora al caldo a godersi un bel caffè oppure...oppure.
Oppure.
Era freddo, e lui aveva un abito leggero, ma camminava così in fretta che quando arrivò davanti  alla porta della famiglia povera era accaldato e quasi sudava.
“Eccomi, sono tornato” disse entrando con passo trionfale.
La famiglia povera non credeva ai propri occhi: il Natale era di nuovo lì e voleva festeggiare al freddo e senza nemmeno uno straccio di panettone!
Avevano appena finito di mangiare la frittata, non c'era nulla da offrire all'ospite, se ne rammaricarono ma Natale disse di non preoccuparsi, aveva già mangiato in abbondanza, voleva solo stare in compagnia.
Il figlio più piccolo, allora, prese la sua armonica e cominciò a suonare, si misero da un lato le sedie e senza porre tempo in mezzo si diede inizio alle danze
Fino a sera ballarono e cantarono, si divertirono come matti; il Natale, soprattutto, non aveva mai riso tanto nella sua lunga vita.
Tutti insieme passarono una giornata bellissima e quando, a tarda sera , il Natale disse che per lui era ora di tornare a casa, i suoi ospiti  ne furono molto dispiaciuti perché un Natale così bello non lo avevano passato da anni.
“Ci vedremo il prossimo anno,” annunciò il Natale, “spero che le cose vadano meglio per voi. Magari la prossima volta andremo insieme alla Messa di mezzanotte, che ne dite?”
Certo, dissero,  non desideravano altro.
Nonostante tutto avevano fede, molta, molta fede e il Natale era il momento giusto per dimostrarlo.