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mercoledì 29 gennaio 2020

Viva Viridia!


Viva Viridia!
Barbara Cerrone




In poche settimane la nuova casa di Herb era già bella che costruita.
“Oh, ragazzi, è perfino più bella dell’altra,” disse la lepre Herb,” grazie. Senza il vostro aiuto non ce l’avrei mai fatta in così poco tempo.”
“Capitano, lei avrebbe fatto lo stesso per noi. Siamo una valle unita, giusto? Vedrà, presto sarà pronto anche il giardino. I fiori che abbiamo piantato con questo tempo cresceranno in fretta. Sarà bellissimo, vedrà.” fece  il passerotto Pouli svolazzandogli intorno.
“Certo, hai ragione. Ma dimmi, Pouli, hai notizie di Capelli di neve?”
“Sì, capitano. Pare che lo abbiano ricoverato in una clinica per malattie nervose. Le gambe sono guarite bene, non aveva ustioni gravi, ma è la testa che è fuori registro. Dicono che si aggiri per le stanze mormorando frasi sconnesse e saltando su e giù come un grillo.”
“Un po’ matto lo è sempre stato, forse quel giorno ha subito un forte choc. Chissà, col tempo magari potrà  riprendersi, comunque di sicuro non farà più pazzie di quel genere dopo quel che ha passato.  Ma ora basta parlare di cose tristi, è giunto il momento di pensare solo alla festa. Riunisci subito il comitato, dobbiamo decidere alcune cosette. E fai venire Mine, serve qualcuno che scriva il verbale.”
“Subito, capitano.”
Il comitato si riunì a casa di Herb. C’erano tutti, anche l’orso bruno, di ritorno dal giro dei parchi.
“E Mine? Dove si è cacciata?” chiese Herb.
“Capitano, lei...”
“Ho capito: dorme. Pouli, fammi il piacere, scrivi tu il verbale.”
“D’accordo, capo, ma cosa devo scrivere?”
“Tutto quello che diremo, parola per parola. E ora miei cari signori smettetela di chiacchierare fra di voi, si comincia”.
La riunione ebbe inizio e come al solito ci fu da discutere su tutto: sui balli, sul cibo, ma soprattutto sulla musica.
“Io dico che i grilli sono i più adatti, del resto è la loro stagione, sono in gran forma” disse Pouli
“No, no, le cicale sono le più brave, l’estate scorsa hanno tenuto un concerto che ancora si ricordano tutti a Viridia, vero?” argomentò il capitano.
“Ma la festa sarà di sera, le cicale suonano di giorno, lo sanno tutti.”
“E allora vuol dire che faranno lo straordinario, eh, Pouli?”
“Ma no, no!” protestò l’orso bruno.” In qualità di Grande Responsabile io dico che bisogna chiamare  gli usignoli, ci vogliono gli usignoli!”
“Grilli, grilli! Oh, e per le luci? Che ne dite se lo diciamo alle lucciole? L’estate scorsa sono state piuttosto brave.”
“Vada per le lucciole ma i grilli no. Cicale, cicale!”
“Grilli, grilli!”
“Usignoli, usignoli!”
Due ore di litigi, proteste, bronci e riappacificazioni.
Alla fine si giunse a un accordo, non senza qualche lamento da parte di chi non aveva avuto la meglio.
Si decise per l’orchestra dei grilli, con l’accompagnamento dei gufi, al loro esordio in una festa viridiana.
Dopo la riunione si diede ufficialmente inizio ai preparativi, tutta Viridia partecipò con entusiasmo.
Le cuoche migliori si diedero da fare per preparare gustosi piatti, le sarte cucirono abiti sontuosi per le signore più esigenti, si preparò anche il parco dove il capitano avrebbe tenuto il suo discorso  prima di dare il via alla festa: dai quattro vecchi alberi caduti durante l’ultimo temporale si ricavarono quattro tronchi che furono allineati sul terrapieno, sopra il prato grande.


Finalmente venne il giorno tanto atteso. 
I viridiani non vedevano l’ora di sentire il discorso del capitano, si diceva in giro che avesse importanti novità e  che le avrebbe annunciate proprio in quell'occasione.
L’arrivo di Herb fu salutato da applausi calorosi, dopo qualche istante di esitazione la lepre prese la parola, non senza un leggero tremore nella voce. 
Accanto al capitano  c’era Hursus, il Grande Responsabile.
“Amici, viridiani,” esordì,” questo è un giorno davvero lieto per la nostra valle, si festeggia il coraggio delle api e la salvezza di tutti noi. In più, ho una bellissima notizia da darvi: dopo quanto è successo  le Autorità hanno deciso di fare di  espropriare la terra di Viridia  per farne una riserva naturale, in questo modo nessuno potrà più avanzare pretese sulla nostra valle. Ora possiamo davvero festeggiare! Ma le belle notizie non finiscono qui.
Nella città di Konia, su richiesta della popolazione, presto saranno piantati molti alberi. La città risplenderà di verde, in mezzo al cemento nasceranno fiori. La vista dello sciame ha risvegliato negli abitanti la voglia di natura. Ancora una volta dobbiamo dire grazie alle nostre amiche api.”
A questo punto ci fu un grande applauso.
”Buoni, buoni non ho ancora finito! Ci sarà anche un intervento sulla terra chiamata il deserto, proveranno  a ridare vita a ciò che l’incuria degli uomini.ha distrutto.
Amici miei,  i recenti avvenimenti sono stati una dura lezione per noi. Prima che la nostra terra fosse  minacciata ci cullavamo nell'illusione di essere al sicuro e ci siamo fatti cogliere di sorpresa, ma questo non accadrà più. Anche se Viridia sarà protetta dagli umani  noi continueremo a tenere gli occhi aperti, questa si chiama collaborazione. E poi si tratta della nostra terra, non dimenticatelo, perciò non abbasseremo la guardia perché ora sappiamo che il pericolo può essere sempre in agguato. Per non dire che la nostra storia oggi è su tutti i giornali, dunque presto arriveranno turisti e curiosi che vorranno vedere questi luoghi e non è detto che siano tutti così civili da  non gettare rifiuti per terra o, peggio, sigarette ancora accese. Dobbiamo vigilare. Questo vale per tutti noi ma soprattutto per  te, Ailuro, e anche per te, Pouli. Il vostro compito non è finito. E ora, è il momento che tutti aspettavate: chiamo sul palco la regina delle api. Prego, maestà.”
La regina volò sul palco.
“Maestà, “ continuò Herb, “ è con immenso piacere che a nome della valle di Viridia conferisco a lei e alle sue api la più alta onoreficienza di Viridia, l’ordine dei fiori, che riceverà direttamente dalle zampe del qui presente Grande Responsabile. La preghiamo di notare come quest’anno  il giardiniere che ha creato il premio abbia superato se stesso: una rosa bianca adagiata su foglie di edera verdissima. Congratulazioni!”
La regina ringraziò, commossa.
Anche  Hursus volle dire due parole.
“Viridiani, non starò qui a farvi lunghi discorsi, ha già detto tutto il capitano Herb. Vi ringrazio e vi dico solo che anch'io come voi non sto nella pelliccia dalla gioia, perciò bando alle chiacchiere e che la festa inizi. Buon divertimento”.
A questo punto tutti si gettarono sul cibo disposto con eleganza  in mezzo al prato grande. Davanti a loro  c’era il meglio della cucina locale: miele delle api viridiane, sformato di carote della signora Herb, pasticcio di radici e castagne preparato da Mine fra un sonno e l’altro, il tutto condito con acqua fresca di rugiada e succo di ribes.
Dopo il pranzo si diede inizio alle danze.
I grilli attaccarono a suonare, si sentì subito che facevano sul serio, suonavano da grande orchestra una musica che ti entrava nelle ossa e nel pelo; roba da brivido, credetemi.
A onor del vero bisogna ammettere che i gufi  non furono da meno, col loro basso ostinato diedero il ritmo a tutta la serata.
Il passerotto Pouli ballò il tango  con l’allodola Mine che si era già addormentata ma anche dormendo restava un’ottima ballerina. Herb  preferì un lungo valzer viennese, mentre il Grande Responsabile Hursus si scatenò in un rock’n roll con la signora Herb, pestandole i piedi tante di quelle volte che lei ebbe un po’ a lamentarsene, a dire il vero, ma a parte questo fu una festa bellissima e  a Viridia la ricordano  ancora con molta nostalgia.
A mezzanotte, quando le lucciole ormai erano troppo stanche per continuare a fare luce e gli ultimi  ballerini si erano già arresi al buio, la festa finì.
Restò solo il gatto Ailuro che, dopo essersi guardato intorno, si sgranchì le zampe, lanciò uno sguardo al cielo e con un rumoroso sbadiglio iniziò il suo turno di guardia.



Il giorno dopo a Konia si  piantavano i primi alberi.
Al bar Il caffettino come al solito si commentava l’avvenimento.
“Mino, guarda, quel tipo sta piantando un albero.”
“Vedo. Sono così piccoli gli alberi all'inizio?”
“Certo, sono piccoli e teneri come cuccioli.”
“E bisogna curarli come cuccioli.”
“Eh, già.”
“Certo che sembrano proprio gracili.”
“Sì, ma poi crescono.”
“Dici?”
“Certo, vedrai. Crescono”.
Crescono.

martedì 28 gennaio 2020

Salvi!




Salvi!
Barbara Cerrone, 




Ad un tratto un brusio familiare si levò dall’alveare.
Lo sciame era lì, dietro di lui.
Sotto lo sguardo incredulo di Pouli le api di Viridia si diressero verso il fiume, ognuna tenendo fra le zampe un lembo di un grande telo di plastica abbandonato dagli uomini di Capelli di neve durante il primo inseguimento.
In formazione, si avvicinavano fra loro in modo che il telo formasse una sacca profonda come un enorme secchio, prendevano acqua dal fiume  e poi via verso casa di Herb a lasciarla cadere sul fuoco.
Un viaggio dopo l’altro, finché l’incendio, finalmente, si spense.
Il capitano Herb e sua moglie furono portati via per primi dalla casa. Herb era svenuto.
Fu una grande sorpresa per tutti trovare Capelli di neve  insieme a loro, anche lui vivo e vegeto.
Sembrava fuori di sé per lo spavento e il dolore alle gambe, continuava a ripetere:
“Dove sono le api? Voglio volare anch'io, trallallero, trallallera!”
“Bisogna portarlo in ospedale, ha le gambe ustionate” disse Pouli.
“E il cervello fuso” aggiunse la signora Herb con un filo di voce.
Un’automobile blu si fermò a poca distanza dalla casa del capitano, ne scesero due uomini.
“Voi, che state facendo al nostro capo?” chiese un tipo basso e magro.
“Le api mi hanno salvato, ma non mi fanno volare con loro, ecco!” disse Capelli di neve.
“Capo, che le hanno fatto? Meno male che siamo venuti a vedere cosa stava combinando altrimenti questi chissà cosa le sarebbe successo con questi qui. Ora la portiamo in ospedale, stia tranquillo. E voi fate largo, fate largo, avanti!”
Pouli e gli altri si strinsero nelle spalle.
I due uomini  sistemarono  Capelli di neve sul sedile posteriore dell’auto e partirono a gran velocità per l’ospedale di Konia.
“Così è stato lui, “ mormorò Pouli, “è stato quel vigliacco a dar fuoco alla casa del capitano. Dovevo immaginarlo. Anche così, è stato giusto salvarlo. Ora bisogna pensare al capitano e a sua moglie”.
Herb stava riaprendo gli occhi, la prima cosa che vide fu lo sguardo felice di Pouli che lo fissava, incredulo.
“Capitano, come si sente?  Abbiamo temuto di perderla.”
“Mia moglie, dov'è mia moglie?” chiese Herb.
“Eccola, è qui accanto a lei, stia tranquillo: è salva. Stanotte dormirete da me, la vostra casa è impraticabile ma non tema, ne costruiremo insieme una più bella.L’aiuteremo tutti, vedrà. Ci occuperemo anche del giardino, pianteremo tanti di quei fiori che diventerà il più bello di Viridia. Ora però deve solo pensare a riprendersi.”
“Grazie, Pouli.”
“Deve ringraziare soprattutto le api, ancora una volta. Hanno sfidato la paura del fuoco per salvarvi.”
“Ma che dici, Pouli? Se fuoco e fumo le fanno fuggire.”
“Eppure le nostre non sono fuggite, anzi, hanno spento le fiamme.”
“Incredibile, le api che affrontano il fuoco! Oh, ma questa volta ci sarà una grande, grande ricompensa per loro. Diglielo.”
“Glielo dirò, capitano, ma ora si riposi. Venga, la porto a casa mia”.


Il giorno  dopo, a  Konia,  Il Giornale della Notte  riportava la notizia dell’incendio e di come le api e gli abitanti di Viridia l’avessero spento, salvando la valle.
Una soffiata aveva fatto conoscere al cronista  nomi e cognomi di tutti i protagonisti della vicenda.
Al bar Il caffettino due clienti parlavano dell’accaduto.
“Mino, hai letto? Ti pare possibile? Secondo me sono le solite notizie gonfiate.”
“Già.”
“Sì, insomma, chi può credere veramente che una lepre, un passerotto, un gatto e uno sciame di api, che hanno un orso bruno come Responsabile, possano aver  salvato la valle di Viridia? Sono tutte stupidaggini.”
“Già.”
“Le scrivono per vendere più giornali, ecco tutto.”
“Già.”
“Non solo, il miele delle api di Viridia dopo questo fatto va a ruba: al supermercato stamani i clienti hanno litigato per  l’ultimo vasetto. Sono operazioni commerciali, ecco tutto.”
“Già.”
“Beato chi ci crede.”
“Già.”
“Tutto qui quello che sai dire? Già?”
“Già, già”.







venerdì 10 gennaio 2020

Aiutate il capitano Herb!




Povero capitano, ce la farà a salvarsi?






Aiutate il capitano Herb!
Barbara Cerrone




Pouli era inquieto, quella sera, qualcosa nelle sue piccole ossa gli diceva che c’era troppa tranquillità in giro.
Si aggirava agitato per la casa , come se presagisse qualcosa. Non aveva fame, decise di uscire a fare una passeggiata per distendere i nervi e lo vide.
In lontananza i suoi piccoli occhi notarono  il fuoco che circondava casa Herb, sentì le grida della signora e si precipitò a soccorrerli.
“Capitano, capitano, mi sente? Sono Pouli!” gridò.
“Pouli, aiutami, bisogna spegnere il fuoco. Vai al fiume, cerca qualcuno che ti aiuti a portare acqua. Acqua, acqua...”
La voce del capitano si spense all'improvviso, forse era svenuto, forse...
Intorno a lui si era creata una piccola folla di viridiani richiamati dalle urla e dalle fiamme che ormai si vedevano a distanza; tutti portavano almeno un secchio d’acqua con sé, e lo gettavano sul fuoco.
“Aspettate, “ disse Pouli, “ così ci metteremo una vita e qui bisogna far presto, dobbiamo salvare il capitano e sua moglie. Continuate a versare acqua, intanto,  io vado a chiamare le api.”
“Le api?” chiesero in coro i viridiani.” Ma se hanno il terrore del fuoco!”
Pouli non stette a sentirli, andò dritto dritto all'alveare a svegliare lo sciame che a quell'ora dormiva  beatamente.
Si affacciò la regina, piuttosto seccata.
“Bzzz?” chiese, ovvero: “ Che c’è di così urgente a quest’ora? ”
Quando Pouli le disse cosa stava accadendo l’ape regina replicò che le sue api potevano fare molte, molte cose ma di certo non spegnere un fuoco e nemmeno avvicinarvisi.
“La prego, maestà, provi a convincerle. Può darsi che in questa emergenza facciano un’eccezione. La vita del capitano e di sua moglie è in pericolo, forse a quest’ora...oh, non mi ci faccia pensare! Non possiamo perdere altro tempo, prego, vada a chiamarle”.
La regina bofonchiò qualcosa, fece due piroette e poi andò a parlare al suo sciame.
Passarono alcuni interminabili secondi. Pouli era disperato.
Guardava in direzione della casa di Herb e gli sembrava di vedere le fiamme ancora più alte e vigorose di prima.
“A che serve, ormai? Saranno già morti” pensò con l’angoscia che gli attanagliava il cuore.
































giovedì 26 dicembre 2019

Al fuoco!


Capelli bianchi non demorde...
buona lettura







Al fuoco!
 Barbara Cerrone



Era quasi il tramonto, nella valle tutto era tranquillo, perfino Pouli riposava sotto un albero, convinto come gli altri che Capelli di neve non avrebbe fatto nulla prima del giorno dopo.
Tutti pensavano alla festa, a quali piatti avrebbero preparato, a come decorare la tavola, alla musica da scegliere per i balli e all'orchestra da ingaggiare.
C’era voglia di spensieratezza, dopo tante ansie almeno per una sera nessuno voleva pensare al pericolo, malgrado tutti sapessero in cuor loro che  non era ancora passato.
Anche Herb era tranquillo, stava annaffiando  il giardino e già pregustava la cena che sua moglie gli avrebbe preparato quella sera.
“Porri e carote. Uhm, il mio piatto preferito! Eh, la mia dolce metà è proprio brava a cucinare”.
Il sole stava per tramontare dolcemente dietro la collina, tutti i viridiani erano rientrati nelle loro case, l’atmosfera era serena come il cielo che prometteva tempo bello anche per il giorno dopo.
Perciò quando Herb si trovò davanti l’ombra scura di Capelli di neve con un fiammifero in una mano e una tanica nell'altra, in un primo momento pensò senz'altro a un’allucinazione.
Nemmeno il tempo di rendersi conto che era tutto vero: Capelli di neve  aveva già versato la benzina tutto intorno alle aiuole e stava lì, col fiammifero acceso in mano e lo sguardo da invasato a fissare l’incredulo Herb.
“Adesso me la paghi, Herb! Tu e le tue api avete chiuso!” gridò gettando il fiammifero a terra.
Le fiamme divamparono in un attimo, Capelli di neve, nervoso com'era, aveva buttato il fiammifero ai suoi piedi, e ora il fuoco lambiva anche le sue gambe.
“Aiuto, aiuto!” riuscì a gridare prima di svenire.
Herb fu svelto a gettargli  acqua  addosso, poi chiamò la moglie perché lo aiutasse a trascinarlo dentro casa.
Dopo averlo adagiato sul pavimento  il capitano tentò di uscire a spegnere l’incendio, ma il fuoco aveva già circondando la casa, tutto il giardino intorno bruciava con i suoi fiori e le sue erbe aromatiche.
Erano prigionieri delle fiamme e del fumo.
“Vedrai, qualcuno si accorgerà della colonna di fumo e verrà subito  a soccorrerci” disse Herb alla moglie, ma sapeva bene che era una corsa contro il tempo.
Dentro di sé sperò che i viridiani, a quell'ora intenti a preparare la cena,  levassero per un attimo gli occhi al cielo e vedessero la lingua di fiamme  levarsi alta e minacciosa dalla sua casa.
           






giovedì 19 dicembre 2019

Impantanati- Viridia



Eccomi di nuovo qua, dopo un brutto incidente e ancora malconcia, a proporvi il prosieguo delle avventure dei viridiani.
Buona lettura




Impantanati

 Barbara Cerrone



Il mattino seguente un furgone grigio scendeva lungo il pendìo  che portava  alla valle.
A bordo due uomini e quattro taniche di benzina.
 Il passeggero tentava  inutilmente  di schiacciare un pisolino ma veniva continuamente interrotto dal guidatore.
“Basteranno, Giò? Dico, quattro taniche basteranno?”
“Certo che basteranno. Diamo fuoco all'alveare, prima, e poi alla casa di quel capitano che è di legno e brucerà come un fiammifero. Sono tutte di legno, quelle case, sarà un gioco da ragazzi.”
“Giò, dimmi un po’, hai visto le previsioni del tempo per oggi? Dico, e se piovesse?”
“Non pioverà, stai zitto e lasciami dormire.”
“Giò?”
“Che altro c’è?”
“Non so dove sto andando.”
“Per forza, c’è uno sciame di api sul vetro. Cosa vedi?”
“Nulla, Giò.”
“Appunto.”
“Prova ad azionare i tergicristalli.”
“Niente, non si muove. Quelle si sono spalmate le zampe col miele per restare ancora più attaccate al vetro. Però, forti queste api!”
“Vuoi farmi un  favore?”
“Certo, Giò.”
“Stai zitto”.
Sulla strada per la valle c’era un bivio: andando dritti si raggiungeva Viridia, prendendo a sinistra si andava a finire in una specie di piana desolata di cui la pioggia torrenziale dei giorni precedenti aveva fatto un enorme ammasso melmoso.
Il furgone, guidato alla cieca, inforcò proprio la stradina a sinistra e andò a impantanarsi nel fango.
“E adesso che si fa, Giò?”
“Si chiamano i soccorsi, scemo. Giuro che questa volta mi licenzio e vado a lavorare nella stalla di mio cugino”.
A questo punto le api giudicarono finito il loro lavoro e fecero trionfalmente ritorno a Viridia.
Evviva,  applausi,  baci, abbracci. Il popolo di Viridia non sapeva più come ringraziare le sue pungiglionute.
“Siete state geniali”  disse il capitano al loro arrivo,” meritate tutta la nostra gratitudine e per dimostrarvela  il comitato Viridia in festa, che ho l’onore di presiedere, organizzerà per voi una festa memorabile. Sarà presente anche il nostro Esimio Responsabile che è appena tornato dal suo lungo viaggio nei più grandi parchi della regione. Grazie, mie care, grazie per il vostro coraggio. Tre evviva per le api di Viridia!”
“Evviva! Evviva! Evviva!”


Nello studio di  Capelli di neve, invece, non si festeggiava affatto.
“Il capo è furibondo,” disse uno dei suoi tirapiedi,” questa volta ne combina una delle sue, ci scommetto.”
“ E poi ci andiamo di mezzo noi!” gli fece eco un altro, un tipo alto e grosso con un paio di baffi spioventi che gli scendevano fino al mento.
“Già”.
Infatti...
“Presto, datemi una scatola di fiammiferi. E un paio di taniche di benzina”  disse Capelli di neve con gli occhi fuori dalle orbite.
“Ma capo, cosa deve farne? Non avrà mica intenzione di... se non sa accendere nemmeno il camino di casa sua!”
“Datemi fiammiferi e benzina, ho detto! Ora basta, ci penso io a sistemare la faccenda, visto che voi siete un branco di incapaci. Avanti!”
Gli uomini gli portarono due taniche di benzina e una scatola di fiammiferi, uno di loro provò a insistere, a dire che era una pazzia andare tutto solo a dar fuoco alla valle ma Capelli di neve non sentiva ragioni, prese le taniche e i fiammiferi, salì in macchina e si lanciò come una furia in direzione di Viridia.
“Se non torna in capo a due ore sarà meglio andare a vedere a vedere cosa fa” disse il baffuto scuotendo la testa.



martedì 26 novembre 2019

Una minaccia mortale



I guai non sono finiti nella splendida valle di Viridia...




Una minaccia mortale
Barbara Cerrone


A Viridia, un tappeto di petali di fiori  accolse lo sciame al suo ritorno dalla battaglia.
Il capitano Herb corse ad attenderle nel prato grande  dove si era già radunata una folla di entusiasti viridiani che sventolavano la verde bandiera della valle.
“Mie care, mie eroiche cittadine di Viridia, “esordì il capitano,”ancora una volta dobbiamo a voi la nostra salvezza.Grazie, grazie a nome di tutta la valle”.
Le api fecero le modeste  e non si misero a svolazzare qua e là, in trionfo, come certe api di loro conoscenza che per un nonnulla si pavoneggiavano come dive del cinema, no! Loro furono modeste, si accontentarono di un po’ di nettare e poi via in alveare, a far miele da brave operaie.
La valle tornò presto alle sue normali attività, solo il capitano non si era ancora tranquillizzato del tutto.
“Non mi convince, “ confidò ai soliti Pouli e Ailuro, “ la spedizione delle api è andata bene ma quell'uomo non si arrenderà così facilmente, si vendicherà, lo sento. Dobbiamo tenerci pronti a tutto. State in campana, mi raccomando. Orecchie aperte, capito?”
Pouli e Ailuro fecero segno di sì anche se in cuor loro pensavano che Herb fosse un tantino esagerato.
“Pessimista, sempre pessimista, il nostro Herb” sentenziò Ailuro che non aveva voglia di far  la guardia anche quella notte.
“Dovremmo festeggiare, altro che far la guardia” disse a Pouli che gli girava intorno, nervoso.
“Invece penso che abbia ragione, “ rispose Pouli,” il capitano sa quel che dice e poi è vero, Capelli di neve non è tipo da rinunciare così. Stai attento, stanotte.”
Ailuro fece spallucce e se ne andò verso casa, Pouli invece, poiché Herb gli aveva messo la classica pulce nell’orecchio, si diresse verso la città per raccogliere notizie sulle intenzioni del nemico.
Quel che sentì, nascosto dietro una persiana dell’ufficio di Capelli di neve, gli fece venire i brividi.
“Allora intesi?” diceva una voce maschile.” Il capo vuole che andiamo là domattina presto e diamo fuoco a tutto. La valle deve bruciare, capito? Nessuna pietà o se la prenderà con noi.”
“Ma proprio bruciare? E i Viridiani? Moriranno tutti!” protestava l’altra voce maschile.
“Non ci riguarda, o noi facciamo come dice il capo o siamo fritti, lo sai. Quanto ai viridiani...si salvi chi può”.
Pouli non perse tempo, corse, anzi, volò a raccontare tutto al capitano.
“Questa volta è davvero la fine, “ disse Herb con il nodo alla gola,” non c’è altro da fare, dobbiamo fuggire, e alla svelta. Ce ne andiamo, ha vinto lui.”
“Ma..capitano..” provò a protestare Pouli.
“No, troppo rischioso e troppe vite in gioco. Si fanno i bagagli, ho deciso.”
“Almeno convochiamo il Gran Consiglio e mettiamolo ai voti!” insisté l’attendente Pouli.
“Non c’è tempo, evacuare tutta la popolazione in una notte sarà già un’impresa pazzesca, dobbiamo cominciare subito. Vai a dire al messaggero di proclamare l’allerta e il Fuggi Fuggi generale”.
Pouli fece per uscire ma la signora Herb lo fermò.
“Pouli, aspetta, non andare. Marito mio, secondo me è un errore fuggire: dove andremo?  A cercare  un’altra valle dalla quale magari altri come Capelli di neve un giorno ci faranno scappare? Abbiamo ancora il nostro esercito, mandiamo le api in missione. Sono addestrate, sono certa che ci salveranno anche questa volta. “
“E se invece dovessero fallire, che ne sarà di noi?” chiese Herb .
“Non lo so ma so cosa sarà di noi se ci lasceremo scacciare da qui. Saremo per sempre un popolo in fuga, ecco cosa saremo. Pensaci”.
Herb tentennò ancora un poco, sua moglie non aveva torto, lui non aveva torto, Pouli non aveva torto. Ma, insomma, se tutti avevano ragione, allora...che si doveva fare?
Dopo aver tentennato e dubitato per una buona mezz'ora, Herb alzò la testa, guardò negli occhi  Pouli e disse:
“Chiama le api”.
Pouli non stava in sé dalla gioia, e quasi andò a sbattere contro la porta uscendo come un razzo dalla casa.





lunedì 18 novembre 2019

Viridia- Attacco al nemico


Ecco il terzo capitolo.
A breve il prossimo.




Attacco al nemico



Ailuro gironzolava qua e là, guardandosi intorno con aria annoiata.
Ripensava con nostalgia ai bei tempi in cui nessuno minacciava la valle e la notte poteva dedicarsi alla contemplazione delle stelle senza pensare ad altro. Era appassionato di astronomia, gli piaceva riflettere sull'immensità dell’universo; da quando era cominciata quella brutta storia di Capelli di neve e doveva stare attento a ogni rumore, a ogni ombra che si avvicinava a Viridia non era più riuscito a osservare il cielo con la stessa intensità, distratto com'era dal suo dovere di sorvegliante.
Si stava giusto chiedendo se quella notte sarebbe stata abbastanza tranquilla da permettergli di guardare in pace il cielo quando vide arrivare una grossa berlina nera.
Ne scesero due uomini che  si misero a parlare poco distante da lui, uno era uno spilungone dai capelli rossi e lo sguardo perso nel vuoto, l’altro era più piccolo e grasso, calzava un cappello scuro che si tolse poco dopo scoprendo una gran massa di capelli color della neve. Era proprio lui, il nemico.
La sentinella Ailuro drizzò le orecchie e si mise subito  in ascolto nascondendosi dietro a un cespuglio.
“Amico mio quelle api hanno fatto un bel danno, stamani. Ho dovuto pagare i miei operai per non far niente. Comunque ho già in mente la soluzione, farò spargere insetticida sul loro stramaledetto alveare e ciao, addio sciame!”
“Mi sembra un’ottima idea, “ fece lo spilungone,”quando?”
“Dopodomani, all'alba. Domani gli operai sono occupati da un’altra parte.  Guarda, Pietro, guarda questo posto: è per-fet-to per farci una pista di atterraggio, non trovi? Non vedo l’ora, amico”.
I due fecero un breve giro intorno, poi salirono di nuovo sull'auto e se ne andarono.
Ailuro non trovava le parole per  dare la terribile notizia al comandante: insetticida contro le api, contro le loro soldatesse! Bisognava correre subito a informare Herb, allertare tutti e Ailuro corse, corse come una lepre.
Bussò così forte alla porta del capitano che a momenti la sfondava.
“Chi è che butta giù la porta a quest’ora? Ailuro! Per caso sei impazzito?“
“Capitano, capitano....arf, arf...all’apicidio! Oh, scusi, ho corso tanto che non ho più fiato, arf. Una cosa terribile, capitano. Ho visto due uomini, uno era  certamente Capelli di neve e diceva all'altro che per risolvere il problema delle api vuole spargere insetticida sull'alveare, capisce? Dopodomani, all'alba.”
“Che, che, che? Orrore! Delitto! Le mie soldatesse, come osa? Presto, raduna subito il Gran Consiglio, che vengano tutti qui, tirali pure giù dal letto se dormono e di’ loro che il momento è grave e che facciano poche storie”.
Il Gran Consiglio si riuniva solo nelle grandi occasioni, che di solito erano feste o celebrazioni di ricorrenze particolari, questa era la prima volta che veniva convocato per un’emergenza.
Era composto dal solito Pouli, dall'ape regina e dai notabili della valle, oltre che dal nostro capitano Herb, naturalmente. Presidente onorario era l’Esimio Responsabile che quella notte sarebbe stato rappresentato da Herb.
Quando tutti i membri del Gran Consiglio furono radunati nel suo salotto buono, il capitano iniziò il suo discorso.
“Mie cari, come dicevo prima al buon Ailuro, il momento è grave. Mi è stata appena riferita la nuova mossa del nemico. Si vuole spargere insetticida sull'alveare!”
“Ah!” gridarono tutti in coro.
La regina delle api svenne, sostenuta da Pouli e da un notabile.
“Dell’acqua, dell’acqua, spruzzatele un po’ d’acqua, “ diceva Herb, “ che si riprenda presto, deve sentire la mia proposta”.
La povera regina, dopo una doccia fredda che le lasciò le ali bagnate per tutta la notte,  riprese finalmente conoscenza .
“Allora, “ continuò il capitano, “ ragazzi miei non vedo alternative, bisogna precederli. Attaccheremo per primi. Le nostre api partiranno domani stesso per la città e porteranno l’offensiva direttamente nello studio del malefico nemico, perché è lì che  Capelli di neve passa quasi tutta la giornata.”
“Oh!” fu la risposta unanime degli astanti.
La regina obiettò che per far questo le api avrebbero dovuto sorvolare il deserto, con il rischio che questo comportava, ma Herb fu irremovibile.
“Lo so, “disse,” ma non vedo altra scelta, le api sono la nostra unica difesa. Dica loro di partire per la città domattina, alle otto in punto. Se  il vento sarà favorevole arriveranno alle nove e trenta precise. Il nostro nemico di solito si presenta in ufficio a quell'ora e noi gli faremo l’accoglienza che merita. Non  le nascondo che quel vigliacco potrebbe usare l’insetticida per scacciarle, perciò che stiano molto attente”.
La regina tentò ancora di opporsi, svenne altre due volte, pianse, offrì miele a tutti: il capitano fu irremovibile e per evitare altre proteste e lagne varie dichiarò subito  chiusa la seduta, mandando tutti a nanna e buonanotte.
La mattina seguente, alle otto precise, il commando delle api partiva  in pieno assetto di guerra, diretto in città.
Il volo andò bene, vento favorevole, tempo buono. Attraversarono il deserto con una certa tranquillità, la regina era rimasta a casa ma prima della partenza aveva ordinato al suo sciame di bagnarsi bene nel ruscello sotto l’alveare, in modo da sopportare meglio il caldo del deserto e  la mancanza d’acqua.
Le api furono in vista dell’obiettivo alle nove e venticinque precise,  l’ufficio del nemico era a pochi minuti di distanza.
Konia, la città, era un agglomerato di case e palazzi nuovissimi che affacciavano su strade larghe e trafficate. Non c’era nemmeno un  parco, né un filo di verde, solo cemento e asfalto
Gli abitanti  camminavano sempre a testa bassa con le facce grigie e immusonite,  raramente vedevano chi gli passava accanto.
Quella mattina, però, non poterono fare a meno di guardare in alto.
Un bzzz sconosciuto fece alzare lo sguardo a un vecchio, uno che era stato contadino prima di trasferirsi in città a cercar fortuna e che quel bzzz lo aveva sentito tante volte, quando viveva in campagna.
Notò una specie di nuvola nera nel cielo che si spostava velocemente, inforcò  gli occhiali da presbite e le vide: un  intero sciame di api che sorvolavano quel cielo plumbeo dirette a nord.
“Guardate, “ gridò il vecchio, “ api! Chissà dove vanno? Qui non se n’erano mai viste”.
Uno ad uno,  i passanti alzarono gli occhi al cielo e rimasero a fissare l’incredibile spettacolo con il naso all'insù.
Per qualche minuto si creò un ingorgo nel già ingorgato traffico del centro; intervenne un vigile.
“Circolare, circolare, non c’è niente da vedere. Sono solo api” disse invitando la gente ad abbassare lo sguardo in modo da vedere dove metteva i piedi.
Anche i clienti del bar Il caffettino avevano gli occhi puntati al cielo.
“Mino?”
“Uh?”
“Vedi quel che vedo io?
“Non lo so, tu cosa vedi?”
“Uno sciame di api che attraversa la città.”
“Uno sciame di api qui? Hai le traveggole.”
“Guarda, allora.”
Mino alzò gli occhi al cielo.
“In effetti...”
“Che ti avevo detto?Api.”
“Ma se  non c’è nemmeno un fiore, che ci fanno qui?”
“Saranno di passaggio.”
“Non sono mica uccelli migratori.”
“Magari vanno in vacanza, che ne sai?”

Proprio in quel momento nell'ufficio di Capelli di neve era in corso una riunione per discutere dei lavori nella valle.
“Capo, per me è meglio cominciare fra una settimana, secondo le previsioni pioverà nei prossimi giorni” disse un omino piccolo e grasso che tutti chiamavano Tappo.
“Pioggia o non pioggia io voglio cominciare i lavori, “ fece Capelli di neve  alzandosi sulle punte dei piedi, “ hai bene inteso? Voglio cominciare subito i lavori. Sono stufo di aspettare, prima cominciamo prima la mia pista di atterraggio sarà pronta. La pioggia di questa stagione non fa male, anzi, così si lavano, quei caproni!“
“Ma capo, “ provò a ribattere Tappo.” Gli operai lavorano male con la pioggia, c’è il fango...”
“.. poche storie! Qui comando io e io ho deciso che i lavori inizieranno dopodomani  al più tardi, ci  siamo capiti? Oppure vi  licenzio tutti, parola mia. Adesso fatemi vedere la relazione dei tecnici, ma prima aprite un po’ la finestra, si soffoca qua dentro”.
 Con la finestra aperta il trambusto provocato dall'arrivo dello sciame entrò nella stanza, insieme alle api.
Prima ancora che Capelli di neve  se ne rendesse conto,  le pungiglionute avevano già invaso l’ufficio e si erano  posate su di lui e su tutto il suo staff, ma senza pungerli.
Sembravano incollate ai loro corpi.
Restarono così, immobili, per qualche interminabile secondo mentre  Capelli di neve e i suoi tremavano di paura; quando ritennero che fosse abbastanza,  le pungiglionute si alzarono di nuovo in volo  e “Bzzz, bzzz, bzzzzzz!!” gridarono  prima di uscire, che significava:
“ Oggi ci siamo accontentate di darvi un avvertimento  ma se insistete a minacciare Viridia la prossima  volta vi  gonfieremo di punture come palloni!”
Detto ciò, in perfetto ordine  come un vero plotone, uscirono tranquillamente da dove erano entrate, cioè dalla finestra.
Appena  se ne furono andate,  Capelli di neve, si affacciò alla finestra urlando come un pazzo:
“Vigliacche, ve la farò vedere io! Distruggerò Viridia, parola mia!”
Ma le api erano già lontane e non potevano più udire le sue minacce, col pensiero erano già a Viridia, a ristorarsi col delizioso nettare dei suoi bellissimi fiori.