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sabato 6 aprile 2019

Caro vita

La cat's family non si smentisce mai...
leggere per credere.






Caro vita
Barbara Cerrone



Beatrice legge il giornale seduta sul divano, Teo dorme accanto a lei.
“Mai buone notizie,” brontola Beatrice,” crisi economica, aumento dei prezzi...”
“Yawn!”
“Ah, sbadigli? Non ti rendi conto della situazione? Insomma, Teo, non si può ignorare quello che succede intorno a noi!”
“Yawn”
“Allora lo fai apposta! Dovresti vergognarti di essere così indifferente ai problemi veri, caro Teo. Queste sono cose serie: possibile che non ti interessi a niente?”
“Yawn”
“Pensa solo alla qualità della nostra vita. Qui c'è scritto che aumenterà la benzina...”
“Yawn”
“...le bollette saranno più care...”
“Yawn”
“...perfino il pane subirà un rincaro.”
“Yawn”
“ E i croccantini  saliranno alle stelle, pare.”
“GAAASP!”
Teo si alza dal divano e corre fuori.
“E adesso dove vai così di fretta? Con voi non si può mai fare un discorso serio!”
Dopo un paio d'ore eccolo di nuovo.
“Eccoti, finalmente ma...oh, Teo, sinceramente non credo che l’accaparramento sia la soluzione giusta per l’aumento dei prezzi. E poi, scusa, dove le metteremo ora mille confezioni di croccantini?”

















mercoledì 3 aprile 2019

Un fidanzato per Bery


 A volte nemmeno per i mici  è facile trovare l'anima gemella, il buon cibo è sempre una gran consolazione...
ecco un altra "avventura" della cat's family.
Buona lettura








Un fidanzato per Bery
Barbara Cerrone


Bery è nervosa. Tutte le gattine della sua età hanno un fidanzato e lei invece, alla rispettabile età di dieci anni, è ancora single.
“Miauuu!” si lamenta cercando di attirare l’attenzione di Gugli ma Gugli ormai è un gatto anziano e brontolone, non vuol saperne di gatte e nemmeno di micini da sfamare, così Bery si ritrova sola a miagolare davanti allo specchio.
“Miauuu!” insiste guardandosi con vanità, perché per essere carina è carina, eccome!
“Un pelo morbido e liscio, un tigrato di un bel grigio-marrone lucido  e in dieci anni nemmeno una cucciolata, miauuuuu!”  piagnucola.
Ma ecco che arriva un ospite inatteso.
“Insomma, ragazzi, la vogliamo finire con questa lagna? Qui non ecco si riesce a dormire.”
Egon, il cane dei vicini, è furioso: sono giorni che Bery miagola con quanto fiato ha in gola e lui è deciso a farla smettere.
“Che hai da lamentarti così, gatta lagnosa?”
Teo, che sta tornando dalla sua passeggiata di riflessione nei campi, interviene.
“Dai, Egon, lo sai che la povera Bery è depressa perché non riesce a trovare il gatto della sua vita e ad avere dei cuccioli.”
“Non trova il gatto della sua vita, eh? Te lo spiego io il motivo, “fa Egon, “ è una lagna, non le va bene nessuno.”
“Ma no,  è solo che non le va di  mettersi col primo che capita.”
“Senti Teo, tu per essere un gatto non sei male ma quella è una lagna, dammi retta.”
“E tu sei un cafone!” lo apostrofa Bery voltandogli la schiena.
“Cafone a me, brutta smorfiosa?  Ora ti sistemo io.” 
Egon fa per avventarsi addosso alla micia ma Teo lo ferma.
“Calmati, Bery non si tocca. Devi capirla, una gatta così carina che non ha ancora un fidanzato...insomma è dura.”
“Capirla? Guarda, farò di più. Le troverò io un fidanzato, purché la smetta di frignare a tutte le ore e mi lasci dormire in pace”.
Detto ciò Egon fila via di corsa; dopo mezz'ora torna tenendo un enorme gatto rosso per la collottola che si dibatte furiosamente.
“Lasciami stare, bifolco di un cane, lasciami o io...”
“Zitto, felino. Allora, Bery, che te ne pare di questo come futuro marito?”
“Io? No, amico, non se ne parla" protesta il micio rosso," io sono già fidanzato. Anzi, riportami subito a casa altrimenti Gegia mi farà diventare un tappeto a furia di calpestarmi.”
“Ecco, lo vedi? Sei proprio un cafone!” si lamenta Bery.” Portarmi un gatto già fidanzato...solo tu potevi fare una gaffe come questa.”
“Ehi, smorfiosa, piantala di offendere. Non temere, te ne porto subito un altro”.
Egon scappa via di nuovo veloce come un fulmine; dopo pochi minuti eccolo con un altro micio.
Stavolta si tratta di un timido gattino bianco e nero, piuttosto magro, che non tenta neppure di sfuggirgli tanto è spaventato.
“E di questo che mi dici? Un tipo fine, eh?”
“Uhm...” risponde Bery con aria di superiorità.
“Come? Non ti piace?”
“Ecco, io non vorrei disturbare,” lo interrompe il gattino,” ma vedi si dà il caso che io sia, come potrei dire senza essere indelicato...neutro, ecco. Insomma, non posso sposarmi.”
“Oh, accimacci a tutti i gattacci! Ci mancava il neutro, adesso. E va bene, va bene,  te ne porto un altro”.
Le giornate a primavera sono lunghe e di ore ce ne sono abbastanza per portare tutti i gatti che si vogliono: Egon ne presenta a Bery almeno quindici, ma nessuno fa al caso suo.
Verso sera il cane si arrende.
“Ragazzi, non ne posso più. Bery,  a quanto pare con te non c’è niente da fare, cerca di rassegnarti.
Adesso io vado a casa, mangio la mia solita cenetta e poi a nanna. E tu smorfiosa vedi di non disturbarmi ancora, anche se sono così stanco che forse non ti sentirò in ogni caso. Resta il fatto che sei una lagna, gatta” dice  rivolto a Bery, e si dirige dritto dritto verso la sua cuccia.
La povera Bery è triste.
“Miauuu," piange," non troverò mai il gatto giusto per me.”
Beatrice, di ritorno dalla spesa, sente la sua micia disperarsi e si avvicina a lei per consolarla.
“Cucciola mia, sei triste? Adesso ti metto nella ciotola tanta pappa e vedrai che ti sentirai subito meglio.”
Bery non l’ascolta neppure e riprende a piangere più di prima.
“Miauuu, miauuuu!”
Niente sembra consolarla.
“Ah, dimenticavo tesoro, " aggiunge Beatrice con aria distratta, " ti ho comprato anche la mousse al tonno.”
“MOOOUUUSSE!?”
Scat!
 “Chomp, chomp, gnam, gnam...SLUUURP!”

Burp.















lunedì 1 aprile 2019

Cat's family

Eccomi di ritorno con le avventure di una simpatica famiglia felina, Cat's family, appunto.
Vi lascio  con la prima della serie.
Buona lettura.






I personaggi:

Beatrice; gattara patentata, è l’umana della cat’s family, ovvero di  Catarro kid, Teo, Bery, Drusi e Gugli: sei gatti bellissimi con i quali divide ogni momento della sua giornata. Ospita spesso altri mici;

Catarro kid: grosso, simpatico gatto arancione. Perennemente raffreddato, non vuole saperne di prendere la medicina che gli ha prescritto Antonio, il veterinario.
Un po’ bullo, un po’ gentilgatto, corteggia senza molto successo la gattina Drusi;

Teo: bellissimo gattone dal pelo lungo e lo sguardo languido, incanta portinaie e colf con i suoi occhi verdi. Dal carattere pacato e tranquillo, ama riflettere sdraiato sul muro di cinta del giardino, o sul letto di Beatrice;

Bery: micia tigrata graziosissima, un po’ snob, litiga furiosamente con Drusi con la quale rivaleggia in bellezza. Il suo gatto ideale è Gugli, peccato che sia anziano e non abbia nessuna voglia di fidanzarsi;

Drusi: gattina dal pelo scuro e gli occhi rotondi da civetta, affettuosissima, abile cacciatrice e rivale di Bery, finge di amoreggiare con Catarro kid  per poi graffiarlo se si avvicina troppo;

Gugli: senior di casa, anziano sì ma sempre in forma, sale ancora le scale con disinvoltura ma  non sopporta il rumore e i miao di troppo. Come primo gatto della famiglia è il cocco di Beatrice;

Brigitte: gatta randagia dai magnifici occhi color verde prato, è spesso ospite di Beatrice, mangia per dieci e viene regolarmente scacciata dal gruppo dei sei. Nonostante le zampate che prende si presenta ogni giorno all'ora di cena;

Camilla:  gattina timidissima, nemica acerrima di Brigitte, approfitta volentieri dell’ospitalità di Beatrice  anche se ha una casa sua;

Red: gatto randagio nemico di Catarro col quale ingaggia spesso furiose battaglie;

Egon: gigantesco pastore maremmano per niente pacifico, abita nella casa accanto a quella dei nostri sei, passa la maggior parte del tempo nella cuccia a dormire ma quando si sveglia dà la caccia a tutti i gatti del vicinato.


  

CAT’S FAMILY
di Barbara Cerrone


Voglio essere un boss



Catarro kid  gironzola  nel vicolo sotto casa con la solita aria da boss. A un tratto un’ombra si profila davanti a lui: è Red, il gatto rosso nemico di Catarro, viene quasi ogni giorno nella stagione degli amori.
“Ehi, Catarro, ti hanno fatto uscire anche oggi eh, femminuccia?” miagola Red gonfiandosi tutto.
“Bestiaccia della malora, vattene subito o io...”
“...o tu? Femminuccia, tu vivi nella bambagia con la padroncina che ti dà la pappuccia con le sue manine, uhmmm! Non sei un gatto, fai largo a un vero boss”.
Questo è troppo! L’orgoglio di Catarro  non può sopportare questa offesa e allora esplode la rabbia felina e... Catarro scappa, inseguito da Red.
“Arf, arf,  roarrr...”
 Red ha attaccato Catarro e ora i due rotolano giù lungo la discesa avvinghiati nella lotta, facendo scintille con il pelo.
Beatrice ha sentito tutto e interviene subito.
“Catarrino mio, eccomi, ti salvo io! Red, smettila subito, vattene via!” grida.
 Red fugge miagolando: “Femminuccia, femminuccia!”
“Non starlo a  sentire, Catarrino mio, quello è solo un attaccabrighe e un violento. Tu sei un vero capo, lo sanno tutti" lo consola Beatrice.
Catarro drizza la coda per farsi lisciare, fa le fusa e riprende a girovagare per il vicolo.
Drusi ha assistito alla scena dall'albero in giardino dove si è arrampicata per sgranchirsi le zampe.
“Ti ha dato di nuovo una bella lezioncina, eh, il vecchio Red?”
“Uhm, quello? Se Beatrice non fosse intervenuta l’avrei... lasciamo perdere. Meglio per lui.”
“Figurati! il vecchio Red ti dà dei punti, ecco la verità. Quello sì che è un vero boss.”
“Chi, lui? Ma io se voglio ne faccio bocconcini per le scatolette! Cara Drusi, qui l’unico vero boss sono io.”
“Uh, uh, uh! C’è di che sbellicarsi dal ridere. Non sei nemmeno un vero gatto, prova un po’ ad arrampicarti fin quassù”.
Catarro non se lo fa ripetere: sale su fino al ramo dove Drusi si è appollaiata e fa per avvicinarsi a lei.
“Oh, ma che bravo! Vediamo un po’ come te la cavi ora” sussurra Drusi e con uno scatto dà una spinta al povero Catarro che scivola giù, lungo il tronco dell’albero. Per fortuna i gatti hanno unghie forti e con quelle Catarro si aggrappa all'albero con tutte le sue forze.
Drusi intanto è scesa dal ramo e corre in giardino facendogli mille sberleffi.
“Maramiao, Catarro, boss delle mie unghie! “ gli grida.
Catarro è mortificato,  tanto più che è innamorato di Drusi, del resto ogni volta è così: lei lo prende in giro  e lui ci casca.
Umiliato, va subito in cerca di un gatto da attaccare, tanto per rifarsi.
Teo sta dormendo pacifico sul muretto al sole, chi meglio di lui per sfogarsi un po’? Catarro gli salta addosso all'improvviso, il povero Teo si sveglia di soprassalto.
“Chi...chi...chi è? Che succede?”
“Forza, forza, combatti peluche! Fammi vedere chi sei!”
Teo non è tipo da sfide, non lotta volentieri, è un filosofo, preferisce riflettere. E dormire.
Infatti ricade subito in un sonno profondo.
“Ma che diamine! Questo dorme sempre! Insomma nessuno vuole sfidarmi, oggi?” grida Catarro.
“Sì, io!”
“T..T...T...TU?? “
“Sì, vieni un po’ qua, bulletto”.
Catarro ha le zampe che tremano, non osa nemmeno gonfiare la coda: una specie di gigante peloso che è tre volte il suo peso gli si è piantato davanti, deciso a dargli battaglia. Catarro vorrebbe battere in ritirata ma Egon, il cane dei vicini, non è tipo da lasciarsi sfuggire un gatto come lui.
Catarro si guarda intorno: nessuna via di fuga. Il giardino è lì a due passi ma Egon lo marca da vicino, infilarsi fra le sue zampe è impossibile, dunque che fare? E Beatrice? Dov'è, stavolta, l’umana? A far la spesa, dunque non ci contare, Catarro.
“Sono o non sono un gatto? I gatti graffiano, giusto? E allora vai!” grida infine lanciandosi contro il muso di Egon a unghie tese.
Ma Egon è svelto, si accorge in tempo della sua mossa e lo evita per un pelo spostandosi di lato.
“Oggi non me ne va bene una. E sì che io devo essere il boss, qui” mugugna il gatto scappando in giardino.
“Che ti dicevo? Sei un mollusco” gli grida dietro Drusi.
“Un mollusco, ecco cosa devo sentirmi dire” sospira Catarro, e quasi gli verrebbe da piangere.
Una strategica ritirata per il momento si impone e il micio entra in casa e si dirige verso il letto di Beatrice, il pensatoio ideale per un micio che vuole riflettere.
“Come boss sono una nullità” piagnucola,” non sarò mai il capo da queste parti, e Drusi non mi vorrà mai come fidanzato.”
“Catarro, Catarro, se tu solo la smettessi di voler fare il boss a tutti i costi! Mi sembra chiaro che non è per te, allora perché insisti? “
“Bery, anche tu qui? Scusa, non ti avevo vista così, nascosta sotto il plaid...”
“Io mi nascondo dove voglio, e tu stai al tuo posto. Una gli dà un buon consiglio e lui...”
“Ma dai,  non fare così, era per dire. Ti ringrazio del consiglio ma io DEVO ESSERE UN BOSS o la mia vita non avrà senso.”
“Sei uno sciocco a voler essere diverso da quel che sei, avrai solo delusioni. Comunque fai un po’ come ti pare, la testa ce l’hai dura” conclude Bery ficcandosi di nuovo sotto il plaid.
Catarro vorrebbe chiederle scusa, è stato un po’ brusco ma lei sta già russando e non ha il coraggio di svegliarla.
La giornata è stata dura e anche Catarro ora si addormenta e sogna, sogna di essere un boss e di stendere Red e Egon in un colpo solo, mentre Drusi lo abbraccia sussurrandogli miao dolci come il miele.
Viene la sera e Catarro si sveglia per la cena, Beatrice gli ha riempito la ciotola di deliziosi bocconcini al tonno ma non basta, oh, non basta a consolarlo.
Ci vogliono anche un bel po’ di croccantini al salmone.











venerdì 15 marzo 2019

Green

Questa non è una fiaba ma una splendida realtà.
Oggi è una giornata particolare, ci sono giovani che gridano forte nelle piazze il loro amore per il nostro pianeta, sbandierando con orgoglio il loro cuore verde e la loro fede nella vita.
Io voglio unirmi a loro e dire che anche il mio cuore è verde. Verdissimo.

domenica 17 febbraio 2019

A una principessa che non ha avuto giustizia

Quando sei nata, principessa Sana, miliardi di stelle si sono accese nel cielo: quando ti hanno tolto la vita si sono spente una ad una.
Ora nessun principe ti potrà più svegliare.
Questa non è una fiaba

mercoledì 6 febbraio 2019

Mille e una notte di sogno


Chi non vorrebbe sentirsi raccontare una fiaba per sera? E per di più una fiaba che parla di luoghi affascinanti e misteriosi, di esseri fantastici e fascinose principesse orientali?
Le mille e una notte è una famosissima raccolta di storie che evoca sogni di profumi e colori, è l’immagine romantica di un oriente di sogno che per il sogno è fatto.
La narratrice è Shahrazād, una ragazza furba quanto bella che riesce a domare la furia omicida del suo sultano raccontandogli bellissime storie: come non esserne colpiti?
Il sultano è un uomo ferito nell'orgoglio da una moglie che lo ha tradito e vuole vendicarsi su tutto il genere femminile sposando e uccidendo una fanciulla per sera.
Ci penserà Shahrazād  a fermare la carneficina, si proporrà come sposa al posto di altre povere ragazze ma ogni sera racconterà una bellissima fiaba al sultano assetato di sangue  fermandosi sul più bello,  in modo da lasciarlo in sospeso e con la voglia di sentire il resto del racconto.
Il trucco funzionerà, il sultano non ucciderà l'astuta sposa per poter sentire la fine della storia la sera successiva, finché, un bel giorno, si scoprirà innamorato di lei, capirà di essere stato un vero assassino e farà ammenda.
L’origine di questa raccolta di fiabe è mesopotamica, indiana, persiana, egiziana ed è scritta da autori vari, come varia è l’ambientazione; non solo, quest’opera affascinante è composta da fiabe “contenitore” nelle quali i personaggi evocati da  Shahrazād a loro volta narrano altre storie, in un intreccio labirintico e intrigante di vicende fantastiche.
Se volete avventurarvi nel magico oriente e perdervi nelle mille e più storie della principessa Shahrazād questo è il libro che fa per voi.
Buona lettura, e, mi raccomando: se nel vostro viaggio fantastico vi doveste imbattere in un serpente che esce danzando da una cesta non preoccupatevi, nei paraggi ci sarà sicuramente un bravo incantatore che saprà farlo tornare al suo posto.



martedì 5 febbraio 2019

Con lo zucchero impastata


Il diabete è una malattia molto seria, quando colpisce un bambino diventa addirittura un'ingiustizia.
Con la speranza che presto la medicina riesca a debellare questa patologia, vi lascio con  una bambina troppo dolce per essere di questa terra.
Buona lettura.




Con lo zucchero impastata
 Barbara Cerrone





C’era una volta una bambina dolcissima e con lo zucchero impastata: le sue mani erano di zucchero e cannella, la sua bocca di zucchero filato, i suoi occhi una delizia di zenzero e ancora zucchero sì, ma caramellato.
Quando parlava uscivano dalla sua bocca parole dolci come il miele, e di miele erano  gli sguardi che rivolgeva a tutti, perfino ai dispettosi che dopo averla guardata un solo istante si raddolcivano e diventavano buoni.
La sua dolce presenza rendeva meno amara  la più brutta delle giornate, se c’era pioggia si vedeva il sole fra le sue ciglia di zucchero e candito.
Ci fu una volta che si ferì a un dito: ne uscì del sangue che cadde giù per terra e da quel sangue nacquero zollette tutte rosa, buone da usarsi per zuccherare il tè.
Un giorno il medico le disse:
“Sono preoccupato: dai controlliamo la tua glicemia”.
Dai risultati si capì molto bene che lei non era di questa terra, era una fata, dolcissima, e con lo zucchero impastata.
Da allora ebbe per casa  uno scrigno tutto d’oro, dove viveva con tutte le altre fate; insieme  disegnavano, giocavano, e fra le rose cantavano canzoni.
Nessuno osò mai più toccarla per il timore che si spezzasse, la sua figura di zucchero impastata; neanche il sole volle più sfiorarla perché il calore non la facesse sciogliere.
A dire il vero a volte lei rimpiangeva la sua esistenza di piccola bambina, poi si diceva che se una è fata è fata  e deve vivere secondo  la sua  natura.
Ancora oggi, se la volete vedere, la trovate nello scrigno dorato che ride e scherza con le sue amiche fate  ma... mi raccomando,  non la svegliate se sta facendo sogni di  miele e con lo zucchero, tanto ma tanto zucchero, impastati.